“Jonas” passerà alla storia come una delle più violente tempeste di neve che ha colpito l’East Coast negli ultimi decenni. Anche se le forti nevicate, a differenza dei grandi “blizzards” del passato, si sono accompagnate a temperature piuttosto alte, con valori intorno i -1°C e -2°C, la massa di aria molto umida in risalita dal settore più orientale del Golfo del Messico, interagendo con l’aria più fredda in discesa dal Canada orientale, è stata in grado di scaricare un enorme quantità di neve fresca nel giro di 24-36 ore, lasciando accumuli nivometrici che localmente, specie in West Virginia, hanno raggiunto il metro di altezza. E’ stato proprio il gran quantitativo di umidità contenuto in seno a questa massa d’aria, in risalita dal Golfo del Messico e dal sud-est degli Stati Uniti, ha produrre queste intense ed estese precipitazioni che hanno assunto prevalente carattere nevoso su tutta l’area del New England.
In qualche caso sono stati registrati accumuli di neve da record, come a Glengary, nel settore più orientale del West Virginia, dove sono caduti fino a 42 pollici di neve, l’equivalente di circa 106,68 cm di neve fresca. Notevolissimi pure i 31,9 pollici caduti a Allentown, in Pennsylvania, ossia ben oltre 81 cm di neve. Ma grazie anche alla lenta risalita verso nord-nord/est della profonda circolazione depressionaria, scesa sotto i 987 hpa, che con il proprio vasto fronte occluso ha interessato le coste del New England, le forti nevicate hanno duramente colpito anche l’area fra Baltimora, Philadelphia e New York, dove i cumuli di neve depositati sul terreno hanno superato abbondantemente il mezzo metro di altezza, rendendo così “Jonas” una dei peggiori “Nor’easter” degli ultimi decenni.

Basti pensare che all’aeroporto internazionale di New York, La Guardia, l’accumulo complessivo a fine evento è salito fino a 27,9 pollici, parliamo di oltre 70 cm di manto nevoso depositato dopo ore di forti nevicate, accompagnate da una intensa ventilazione da N-NE e NE. Ma anche in città, nel cuore della metropoli, il manto nevoso ha superato i 50-60 cm di altezza, con picchi arrivati a superare i 70 cm in vari punti. L’accumulo di neve complessivo della stazione meteorologica del Central Park, nel cuore di New York, ha raggiunto i 26,8 pollici, parliamo di oltre 68 cm di neve, anche se in questo caso il record di massimo accumulo nivometrico non è caduto per poco (26,9 pollici durante la tempesta di neve dell’11-12 Febbraio 2006).
All’aeroporto internazionale di Baltimora invece si è arrivati ad un totale di ben 29,2 pollici, quasi 75 cm di neve, che battono il precedente record risalente alla grande tempesta di neve del 2003. Cade pure il record di Newark, in New Jersey, dove sono caduti fino a 27,9 pollici, quasi 70 cm di spessore. Anche in questo caso un accumulo nivometrico ben superiore ai 27,8 pollici caduti nel grande “Nor’easter” che colpi il nord-est degli USA nel Gennaio del 1996. A Philadelphia invece non si sono superati i 22,4 pollici di neve, non oltre i 57 cm, tanto da essere ancora lontano dal record storico della città della Pennsylvania.
La forte ventilazione nord-orientale, attivata dal potente “gradiente barico orizzontale” presente lungo il bordo nord-occidentale della profonda depressione extratropicale che risaliva l’East Coast, ha trasformato le nevicate in autentiche bufere di neve che per svariate ore hanno avvolto l’intera area costiera del New England. Incluse le aree metropolitane di Baltimora e New York, dove l’accumulo complessivo di neve fresca ha raggiunto i 60-70 cm, ma con cumuli eolici alti fino a più di 80-90 cm che hanno reso impraticabile ogni strada e autostrada, anche per gli stessi mezzi di soccorso.
Del resto la configurazione sinottica che si era venuta a creare nel corso della mattinata di venerdì 22 Gennaio 2016, con lo sviluppo di una profonda ciclogenesi davanti le coste del North Carolina, in graduale risalita verso nord-nord/est, fino alle coste del New England, con una estesa “Warm Conveyor Belt” sul settore pre-frontale impregnata di umidità, non lasciava presagire nulla di buono. Sovente questo tipo di configurazione, specie quando il minimo barico nei bassi strati transita a largo delle città di New York e Boston (come in questo caso), predispone una intensa ventilazione dai quadranti nord-orientali, con la classica componente da N-NE e NE, che trasporta aria piuttosto umida dalla superficie oceanica verso la fascia costiera.
Oltre alle forti nevicate il passaggio ravvicinato di questa profonda depressione, con un minimo a mesoscala sceso sotto i 987 hpa, ha prodotto venti piuttosto forti, che localmente, soprattutto attorno Cape Cod e sulle coste del Massachusetts, hanno raggiunto l’intensità di tempesta nelle raffiche più forti, andando oltre gli 80-90 km/h. Fra le raffiche più forti citiamo i 136 km/h registrati sull’isola di Assateague, davanti le coste del Maryland, e i 120 km/h lambiti dalle stazioni meteorologiche di Dewey Beach, in Delaware, e nella base aerea di Langley, in Virginia. Notevoli pure i 117 km/h toccati sull’isola di Nantucket, davanti le coste del Massachusetts, e gli oltre 109 km/h di Tuckerton, nel New Jersey.
Muovendosi poco a largo delle coste del Massachusetts, con un minimo barico di ben 987 hpa, il ciclone extratropicale genererà un forte “gradiente barico orizzontale”, particolarmente attivo sul bordo nord-occidentale del ciclone extratropicale, ha attivato impetuose burrasche da N-NE e NE lungo le coste del New England, con locali rinforzi di tempesta nel tratto di oceano antistante Cape Cod e la costa dello stato del Massachusetts, particolarmente aperta ai venti dal quadrante nord-orientale. Proprio in oceano i venti molto forti dai quadranti nord-orientali, presenti nel settore post-frontale, a seguito del fronte freddo principale, hanno toccato i picchi di oltre i 90-100 km/h, con raffiche di picco fino a 110-120 km/h nel tratto di oceano antistante.
Questi venti molto intensi, spazzando aree già ben innevate, hanno anche determinato il fenomeno dello “scaccianeve basso”, i cosiddetti turbini di neve sollevati dalle forti folate di vento (che superano i 60 km/h) che causano delle drastiche riduzioni della visibilità orizzontale, rendendo disagevoli i trasporti aeroportuali, ferroviari e stradali. Ora la situazione è rapidamente migliorata, con l’allontanamento della profonda depressione a carattere freddo verso il mar del Labrador e l’Atlantico nord-occidentale.
