La potente bufera di libeccio che nelle scorse ore ha duramente sferzato il crinale appenninico, in particolare i rilievi dell’Appennino Tosco-Emiliano e quelli marchigiani, ha permesso la registrazione di raffiche di vento particolarmente violente nei punti e nelle località meglio esposte agli impetuosi flussi da SO e S-SO. Anche stavolta le folate più violente hanno riguardato le vallate appenniniche che degradano verso l’Adriatico, dove il cosiddetto “effetto di caduta” ha favorito una ulteriore accelerazione delle masse d’aria costrette a valicare l’ostacolo orografico appenninico, catapultandosi di botto sulle coste adriatiche.
A Frontone, grazioso paese collinare della provincia di Pesaro e Urbino, al confine con quelle di Ancona e Perugia, la locale stazione meteorologica, gestita dall’Aeronautica Militare, nella giornata di domenica 10 Gennaio 2016, ha registrato una raffica di picco di ben 67 nodi da Sud. Facendo la conversione fra nodi a km/h scopriamo che i 67 nodi, archiviati dalla stazione di Frontone, corrispondono a circa 124 km/h da Sud.

Frontone, infatti, si trova ai piedi del massiccio montuoso del Catria, che raggiunge la massima altezza, parliamo di ben 1701 metri, proprio con l’omonimo monte. Quando si attivano gli impetuosi venti di caduta, da Sud e SO, la corrente d’aria, in discesa dai crinali e dalle creste più alte dell’Appennino, tende a raffozzarsi sensibilmente, arrivando sul sottostante fondovalle, con fortissime e turbolenti raffiche da Sud, le quali con grande facilità possono oltrepassare i 100-120 km/h.