Giove: primi calcoli della sua posizione in tavolette babilonesi

Forse la storia dell’astronomia è da far iniziare almeno 1.400 anni prima del previsto. A quanto pare, infatti, gli astronomi Babilonesi sapevano calcolare la posizione di Giove grazie alla geometria. A dimostrarlo i caratteri cuneiformi di quattro tavolette di argilla, conservate a Londra presso il British Museum e decifrate solo adesso. La scoperta, apparsa sulla copertina di Science, rivoluziona dunque la storia dell’astronomia. Le quattro tavolette, riprodotte ora con una stampante in 3D, sono state datate al periodo compreso fra il 350 e il 50 a.C e sono state decifrate dall’astronomo Mathieu Ossendrijver, dell’università Humboldt di Berlino. Stava cercando di interpretarle dal 2002, ma solo nel 2014 è riuscito nell’impresa.

A far luce è stata una tavoletta babilonese non catalogata del museo, che conteneva informazioni più complete e ha permesso di scoprire che i trapezi non erano altro che calcoli per descrivere il movimento di Giove. Ossendrijver è giunto così alla conclusione che le tavolette sono il più antico esempio finora conosciuto dell’uso della geometria per calcolare la posizione di un pianeta. Gli astronomi dell’epoca hanno usato un trapezio per calcolare la posizione di Giove, il pianeta che i Babilonesi associavano al loro dio principale, Marduk. La posizione del pianeta gigante è stata calcolata in due intervalli di tempo: 60 e 120 giorni dopo dalla sua comparsa sull’orizzonte. Finora si pensava che i Babilonesi calcolassero il movimento di Sole, Luna e pianeti solo con l’aritmetica. Ma le tavolette, osserva Ossendrijver, dimostrano invece che ”i Babilonesi utilizzavano la geometria in senso astratto per definire il tempo e la velocità, a differenza degli antichi Greci che usavano le figure geometriche per descrivere la posizione nello spazio fisico”. Le tavolette, prosegue, ”riscrivono i libri di storia dell’astronomia e rivelano che gli studiosi europei del ‘400 di Oxford e Parigi sono stati preceduti dai Babilonesi nell’uso della geometria per calcolare la posizione dei pianeti”. Gli storici della scienza Alexander Jones, dell’università di New York, e John Steele, della Brown University, rilevano nello stesso numero di Science che la scoperta ”testimonia quanto fossero brillanti gli studiosi della Mesopotamia” ed è ”un contributo estremamente importante per la storia della scienza”.