Una sequenza sismica, con eventi molto probabilmente interconnessi fra loro, ha cominciato ad interessare il distretto sismico del Mediterraneo Centrale il 2 Gennaio 2016. Secondo i dati forniti dall’INGV le cinque scosse superiori a magnitudo 3 sono avvenute tutte nel Canale di Sicilia Meridionale, fra l’isola di Pantelleria e le coste nordafricane della Tunisia. La prima, quella che ha dato inizio alla sequenza, è avvenuta il 2 Gennaio, alle 13,36 (ora italiana) di magnitudo 4.2, le altre 4 sono avvenute oggi, la prima di magnitudo 3.6 alle 8,33, la seconda di magnitudo 3.7 alle 8,43, la terza di magnitudo 3.4 alle 13,14 e l’ultima di magnitudo 3.3, la più debole, alle 15,11.

“L’area del Canale di Sicilia è un’area sicuramente attiva dal punto di vista sismico. Gli eventi di oggi e quello del 2 Gennaio è molto probabile che siano interconnessi fra loro, anche se sono avvenuti a diversi chilometri di distanza gli uni dagli altri e la scossa principale è avvenuta ad una profondità superiore. In realtà, purtroppo, non è possibile stabilire se le coordinate geografiche dei terremoti avvenuti nell’area siano estremamente corrette poiché la zona è considerata fuori rete.“
Qui l’esperto ci spiega che è difficile rilevare con accuratezza la posizione del sisma se non si hanno a disposizione dei sismografi e altre apparecchiature scientifiche che abbiano la capacità di sondare il fondale marino con rigorosa affidabilità.
“Le apparecchiature che servirebbero per avere un’informazione più precisa direttamente dal fondale marino sono molto costose. I giapponesi, dopo il disastroso tsunami del 2011, hanno deciso di impiantare una intera rete di sismografi sottomarini lungo la linea di faglia che aveva scatenato il violento terremoto di magnitudo 9.0. Si parla di milioni e milioni di euro. Certo, sono soldi spesi bene, in quanto il Giappone è esposto ad eventi sicuramente molto, molto più violenti di quelli che possono verificarsi nel Canale di Sicilia.“
L’esperto ci dice che sarebbe possibile installare dei sismografi sottomarini nel canale di Sicilia. Tuttavia, a parte i finanziamenti ridotti, c’è anche un’altra questione: sarebbe davvero indispensabile adottare queste misure nell’area presa in esame?