In Cina sempre più città hanno vietato, durante il Capodanno lunare, i fuochi d’artificio. I motivi sono ambiente e smog. A spiegarlo è oggi il Quotidiano del Popolo, giornale del Partito comunista cinese. Prima tra tutte ad adottare questa politica, la città di Changchun, capoluogo dello Jilin, che ha annunciato ad agosto del 2014 il divieto di fuochi artificiali. Poi hanno fatto seguito decine di città, tanto che a capodanno dello scorso anno il Ministero della Pubblica sicurezza censiva 139 città che avevano vietato del tutto i botti, altre 536 hanno posto limiti stringeti di tempi e d’orario.
Quest’anno si è aggiunta anche Shanghai. Ma i cittadini non sono d’accordo con questa iniziativa: su Sina Weibo, il Twitter cinese, un utente ha scritto: “Che pena! La nostra tradizione, che era sopravvissuta per migliaia di anni, è stata improvvisamente abolita“! Il capo dell‘Associazione fuochi artificiali Wu Zhengli si è impegnato a promuovere una pirotecnia più “green”, chiedendo al governo a “colpire i produttori illegali“. Per evitare, comunque, che venisse a mancare lka tradizionale atmosfera della festa, città come Changchun hanno aumentato i mercatini e gli spettacoli. Ed è stato anche l’anno delle “buste rosse” elettroniche. E’ tradizione che, per il nuovo anno, i bambini ricevano dai genitori delle buste rosse con una mancetta beneagurante.
