Nelle notizie in rete, a differenza di quanto avviene normalmente nella quotidianità, le donne fanno scena muta. Sono più delle figure ‘viste’ che ‘sentite,’ perché le loro immagini vengono preferite alla loro voce. A rivelarlo è una ricerca pubblicata sulla rivista PLoS One, che ha utilizzato l’Intelligenza Artificiale per analizzare più di 2 milioni di articoli pubblicati online da più di 950 siti nell’arco di 6 mesi. Lo studio, eseguito in Gran Bretagna da un team dell’università di Bristol coordinato dal matematico italiano Nello Cristianini, dimostra che le donne sono più presenti degli uomini nelle immagini, mentre gli uomini sono più citati nei testi. Gli articoli nei quali le donne sono più presenti sono quelli di moda, a seguire quelli di intrattenimento e arte; fanalini di coda quelli di sport e politica. ”Solo pochi anni fa – ha detto Cristianini – non sarebbe stato possibile per un computer determinare il genere maschile o femminile di una faccia, o elaborare una così grande quantità di testi, con la necessaria precisione e velocità”. L’analisi di milioni di articoli e immagini, ha spiegato, è un esempio del contributo che l’Intelligenza Artificiale può dare alla ricerca scientifica. ”Quando i Big Data incontrano l’Intelligenza Artificiale – ha proseguito – vediamo benefici in molti settori, dal business alla tecnologia, ora possiamo vedere i benefici anche nel modo di fare scienza”. L’Intelligenza Artificiale, dunque, può essere un strumento fondamentale per la ricerca ed è in grado di automatizzare attività che all’uomo richiederebbero una quantità spropositata di ore. In questo caso, l’analisi dei dati su vasta scala, ha sottolineato Cynthia Carter, dell’università di Cardiff ”fornisce un’importante evidenza che supporta quanto affermano da anni le femministe, cioè che l’emarginazione della voce delle donne nei mezzi di informazione sottovaluta il loro potenziale contributo alla società”.
