La Festa di Sant’Agata, patrona di Catania, è una delle feste patronali più belle al mondo, offrendo ai milioni di visitatori che ogni anno corrono a vederla, dal 3 al 5 febbraio, tre giorni ricchi di religiosità, profonda devozione, ma anche folklore e tradizioni.
La Festa di Sant’Agata che, per la sua unicità, è stata definita dall’Unesco “bene etno-antropologico patrimonio dell’Umanità”, inizia il 3 febbraio con l’offerta delle candele. Una suggestiva usanza popolare vuole che i ceri donati siano alti o pesanti quanto la persona che chiede la protezione. Alla processione per la raccolta della cera, un breve giro dalla fornace alla cattedrale, partecipano le maggiori autorità religiose, civili e militari. Due carrozze settecentesche, che un tempo appartenevano al senato che governava la città, e undici “candelore”, grossi ceri rappresentativi delle corporazioni o dei mestieri, vengono portate in corteo. Questa prima giornata di festa si conclude in serata cori un grandioso spettacolo di giochi pirotecnici in piazza Duomo. I fuochi artificiali durante la festa di sant’Agata, oltre a esprimere la grande gioia dei fedeli, assumono un significato particolare, perché ricordano che la patrona, martirizzata sulla brace, vigila sempre sul fuoco dell’Etna e di tutti gli incendi.

Nella tarda mattinata, in cattedrale viene celebrato il pontificale. AI tramonto ha inizio la seconda parte della processione che si snoda per le vie del centro di Catania, attraversando anche il “Borgo”, il quartiere che accolse i profughi da Misterbianco dopo l’eruzione del 1669. Il momento più atteso è il passaggio per la via di San Giuliano, che per la sua pendenza è il punto più pericoloso di tutta la processione.
All’alba del giorno 6 febbraio, il fercolo con le reliquie giunge in via Crociferi. E’ il momento in cui la Santa saluta la città prima della conclusione dei festeggiamenti. Per tutta la notte, migliaia di cittadini in camice bianco sfidano il freddo, al grido “Viva Sant’Agata”, in un momento di profonda magia e spiritualità, in cui si eleva il canto angelico delle monache di clausura.
