Le proteste arrivano da tutta Italia. Si susseguono ormai da diversi giorni, e tutti si chiedono se sia vero che una “fetta” di mare italiano, compresa tra Sardegna e Liguria sia stata svenduta alla Francia, con un accordo che secondo il leghista Roberto Calderoli, sarebbe stato siglato nel 2015 tra il ministro degli Esteri transalpino, Fabius, e il ministro italiano Gentiloni, “nel silenzio assoluto” e “senza informare il Parlamento“. Sul caso è subito scoppiata la polemica, con gli esponenti del Pd, che dal canto loro respingono le accuse: “L’Italia non ha ceduto i mari del nord Sardegna alla Francia“, ha chiarito il senatore sardo Silvio Lai.
Il fatto scatenante, che ha acceso i riflettori sul mistero dell’accordo tra Italia e Francia, è avvenuto nei giorni scorsi, quando un peschereccio sardo che aveva lasciato il porto di Alghero per raggiungere le tradizionali aeree di pesca al nord dell’Isola, si è sentito intimare dalle autorità francesi lo stop immediato. Il motivo era che stavano entrando in acque nazionali francesi, divenute tali, a quanto pare, in base all’accordo internazionale che il governo italiano avrebbe sottoscritto con quello francese. L’imbarcazione sarda, questo è certo, è dunque stata fermata e rispedita indietro.
Secondo il senatore democratico Lai, “L’Italia non ha ceduto i mari del nord Sardegna alla Francia. Quanto accaduto al peschereccio bloccato dalle autorità transalpine è stato già oggetto di un chiarimento chiesto dal Pd al ministero degli Esteri“. Un episodio sicuramente “grave”, ammette Lai, ma “l’accordo Italia-Francia non è stato ancora ratificato, dunque non è in vigore e sono in corso ulteriori approfondimenti prima che possa essere avviato l’eventuale iter di ratifica parlamentare“. Ma oltre a tutte le parti politiche che sono in evidente fermento, anche i pescatori sardi e liguri sono in rivolta, dato che le aree di mare, cedute o ancora da cedere, alla Francia, sono tra le più pescose e tra le più battute dalle imbarcazioni sarde. Le principali denunce in merito sono arrivate dal deputato di Unidos, Mauro Pili, che ha presentato un’interrogazione urgente al Ministro degli esteri e dell’agricoltura e ha organizzato per oggi una mobilitazione, unitamente ai pescatori del nord Sardegna. Pili ha incontrato i pescatori del Nord Sardegna e le organizzazioni di categoria, annunciando manifestazioni e mobilitazioni, se il divieto, ritenuto illegale, da parte delle autorità francesi, non verrà dismesso.
Ma al di fuori di ogni facile, seppur giusta, polemica, se l’accordo siglato a Caen il 21 marzo 2015 fosse effettivo, entrerebbero in ballo una serie di norme in merito alla modifica dei confini territoriali, a causa delle quali i pescatori che in genere operano nelle aree interessante, subirebbero gravi contraccolpi alla loro attività. Chi si oppone, dunque, chiede di “attivare un immediato raccordo istituzionale con le altre regioni colpite da questo accordo capestro, a partire dalla Liguria – sostiene fermamente Pili – Impugnare questo trattato è un atto dovuto ed obbligato. Se la Regione non lo facesse sarebbe complice non solo di un atto gravissimo sul piano istituzionale, ma provocherebbe un danno economico al mondo della pesca sarda senza precedenti“.
