I ricercatori Unimore – Università degli studi di Modena e Reggio Emilia ed i colleghi italiani, francesi e sudamericani hanno scoperto l’anomalia di DUPAL, in rocce di mantello della Patagonia. Le loro ricerche ampliano le conoscenze relative al riciclo di crosta continentale nel mantello lungo le zone di subduzione e del ciclo globale del carbonio ed i suoi effetti sul clima. Ad essere autori sono i docenti Unimore Maurizio Mazzucchelli e Anna Cipriani, il prof. Cristophe Hémond dell’Universitè de Brest, il prof. Alberto Zanetti dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR di Pavia, il prof. Gustavo Walter Bertotto dell’Universidad Nacional de La Pampa ed il prof. Carlos Alberto Cingolani dell’Universidad Nacional de La Plata. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Lithos di Elsevier.

“L’anomalia DUPAL – spiega la prof.ssa Anna Cipriani di Unimore – consiste nella coesistenza nelle rocce di rapporti isotopici particolarmente elevati del piombo e dello stronzio. Oltre ai basalti dell’Atlantico Meridionale, questa anomalia era nota soltanto in rocce basaltiche dell’Emisfero Meridionale, nei continenti americano, africano, est asiatico e nel mare della Cina Meridionale, e più recentemente è stata rinvenuta in basalti della dorsale oceanica di Gakkel, il prolungamento sotto i ghiacci del Polo Nord della dorsale Medio Atlantica“. Le ricerche sulle rocce di mantello della Patagonia sono inserite nell’ambito degli Accordi di Collaborazione Scientifica che Unimore ha con le università sudamericane ed è per questo che sono state organizzate, dal 1995, delle spedizioni in Patagonia così da raccogliere campioni di rocce di mantello. “Gli xenoliti – spiega il prof. Maurizio Mazzucchelli di Unimore – sono campioni di mantello sottocontinentale che fortunosamente arrivano a noi durante grossi eventi vulcanici come quelli che hanno creato larghe province ignee che troviamo per esempio in Patagonia e in India. Durante questi eventi vulcanici i fusi prodotti in profondità incorporano e “strappano” durante la risalita piccole porzioni della roccia madre e le portano in superficie. Gli xenoliti, quindi, sono come “una finestra” aperta sulle profondità della nostra Terra altrimenti inaccessibili“.