Gerace, sinonimo di eleganza e semplicità, è uno dei borghi più belli della Calabria. Tutto qui suona di fascino e misero, a cominciare dal nome che, secondo una teoria, deriva dalla parola greca “Ierax”, “sparviero” poiché, secondo una leggenda, nel 915 fu proprio uno sparviero a guidare sul pianoro i superstiti dell’eccidio avvenuto a Locri in seguito ad una tremenda incursione dei Saraceni. Gerace, arroccata su una rupe costituita da conglomerati di fossili marini, mantiene intatta la sua struttura urbana medievale, col suo centro storico le cui case presentano ancora intatti gli antichi stili gotico, bizantino, normanno e romanico, e le sue opere d’arte, a testimonianza della sua grande importanza storico/culturale. Abitata sin dal Neolitico, frequentata anche quando la polis Locri Epizefiri raggiunse il suo massimo splendore nel V secolo a.C, Gerace si sviluppò nel IX con l’arrivo dei Locresi che sfuggirono al pericolo saraceno.
Cosa visitare? Il poderoso ed inespugnabile Castello, che si eleva nella parte alta della città, di cui rimangono tratti delle mura e il maschio angolare, la maestosa e solenne Cattedrale normanna, consacrata prima nel 1045 e poi nel 1222 alla presenza dell’imperatore Federico II, dichiarata “monumento nazionale bizantino/romanico/ normanno”, in cui è possibile visitare la prigione dei cinque martiri di Gerace, il portale di Lucifero e, poco distante, il palazzo municipale, ricco di decori marmorei. Scendendo lungo la via Catello, troviamo la Chiesa di San Francesco le vicine Chiese di San Giovannello e del Sacro Cuore.
Cuore pulsante di Grace è Piazza del Tocco, vero e proprio “salotto” in cui gli abitanti della città si riuniscono, nel tempo libero, per godere dell’aria aperta. Su di essa si affacciano Casa Furci, Casa Migliaccio e l’abitazione storica del barone Macrì. A due passi dalla piazza, il Palazzo della Città, un tempo sede dei feudatari della zona.
Ma Gerace è sinonimo anche di prodotti tipici tra cui il celebre vino greco di Gerace, dal colore giallo ambrato, offerto dai Greci come segno di ospitalità, unito al miele, e di ceramiche e crete artistiche, ispirate ai gusti ornamentali peculiari delle botteghe veneziane del 500’ in cui dominano i motivi floreali. Non manca l’artigianato, dal ferro battuto alla pietra, dal legno al vimine, alla produzione di statue votive e della “lira” calabrese.