Il cervello di un coniglio, e dunque le sue cellule cerebrali, dopo essere state portate -165 gradi centigradi non presentano danni. Si riaccende, dunque, la speranza che l’ibernazione diventi una realtà concreta. Il prossimo passo sarà quello di “risvegliare” gli oltre 100 cervelli in attesa di ‘risveglio’. La tecnica, messa a punto da Gregory Fahy e Robert McIntyre dell’azienda californiana 21st Century Medicine e descritta sulla rivista Journal of Cryobiology, potrebbe aprire la strada a progetti scientifici ambiziosi, tra cui la ‘crioconservazione‘ di esseri umani. McIntyre, dunque, ha portato avanti il congelamento e il successivo scongelamento di un cervello di coniglio, senza riportare alcun danno.
Per il completamento del progetto sono stati necessari 5 anni di tentativi, ma alla fine il successo è arrivato, e anche il premio della Brain Preservation Foundation. Per evitare il cervello e i neuroni potessero riportare danni una volta scongelati, a causa dei cristalli di ghiaccio che si formano quando vengono utilizzati metodi di congelamento tradizionali, i ricercatori hanno utilizzato la tecnica della vitrificazione, sfruttando sostanze crioprotettrici: il cervello dell’animali, dunque, è stato fatto scendere a -211 gradi Fahrenheit (-135° C) e, quando è stato scongelato, le sinapsi del cervello, le strutture intracellulari e le membrane cellulari erano intatte. Per raggiungere lo scopo si è reso necessario l’utilizzo di una sostanza, il glutaraldeide, che però, essendo tossica, dovrà essere sostituita con molecole non nocive.
Nonostante questo, però, il progetto rinnova la speranza di riuscire a mettere a punto un metodo sicuro ed efficace per l’ibernazione umana. Quest’ultima permetterebbe, tra le altre cose, di ‘crioconservare’ ad esempio malati terminali fino al momento in cui saranno disponibili cure efficaci per la loro patologia. Una scelta quasi “fantascientifica”, ma che già centinaia di persone in tutto il mondo hanno fatto grazie ad aziende specializzate. Ovviamente, la strada è ancora lunga, ma forse trame da film come quella di “Amore per sempre” con Mel Gibson, o “Demolition Man“, con Sylvester Stallone, non sono più così fantascientifiche.
