Il ciclone “Zissi” sprofonda sotto i 988hpa e scatena il “vento Isallobarico” sull’Italia

Lo sviluppo piuttosto rapido di un profondo minimo depressionario a mesoscala, legato alla circolazione depressionaria originale di “Zissi”, sceso sotto i 995 hpa, a ridosso delle coste settentrionali tunisine, ha prodotto, come previsto, un rapido tracollo della pressione barometrica fra il Canale di Sicilia, il Tirreno e lo Ionio all’origine delle forti burrasche di scirocco che in queste ore stanno spazzando il settore più orientale del medio-basso Tirreno, dalle coste campane a quelle della Calabria tirrenica, lo Stretto di Messina, tutto lo Ionio, e le coste di Puglia e Basilicata. L’evoluzione di questa ciclogenesi mediterranea, sviluppatasi nel corso della mattinata per effetto “sottovento” lungo le coste settentrionali tunisine, è stata piuttosto rapida.

Una volta strutturatasi nella media troposfera, con dei massimi di vorticità positiva impressi dal passaggio di un ramo secondario del “getto polare”, questa ciclogenesi, nel corso della giornata, dopo essersi approfondita, si è spostata in direzione del settore occidentale del medio-basso Tirreno, con un minimo barico al suolo sceso ben al di sotto dei 990 hpa.

Durante la risalita verso nord, avvicinandosi alla Sicilia occidentale, il rapido calo della pressione barometrica avvenuto tra il Canale di Sicilia e il basso Tirreno ha attivato forti e umidi venti di scirocco che dalla Cirenaica e dai deserti dell’Egitto più occidentale si sono spinti velocemente alla volta del mar Libico e dello Ionio, rafforzandosi sensibilmente fino allo status di burrasca forza 8-9 Beaufort, ma con locali rinforzi fino a forza 10 Beaufort da SE sullo Ionio centro-settentrionale, nel tratto antistante le coste della Calabria.

Questa giovane ciclogenesi mediterranea, spostandosi verso il settore più occidentale del Tirreno si è contrapposta a al promontorio anticiclonico di blocco, presente tra il Kazakistan e il sud della Russia, con massimi di 1030 hpa. Le isobare strette e concentriche del profondo ciclone mediterraneo si sono addossate a quelle ellittiche del promontorio anticiclonico, presente fra Russia europea e Kazakistan.

Allerta Meteo ciclone Zissi 02La presenza di questo solido promontorio anticiclonico ha contribuito a inspessire in modo sensibile il “gradiente barico orizzontale”, già di per sé significativo, sullo Ionio e sul basso Tirreno, generando così un forte flusso da SE e S-SE che nel corso della giornata ha raggiunto l’intensità di burrasca forte su tutto lo Ionio e sul settore orientale del medio-basso Tirreno, fino alle coste della Campania.

Al contempo l’avvezione di vorticità positiva in quota, indotta dalla risalita di un ramo secondario del “getto polare” dall’entroterra desertico algerino, ha approfondito ulteriormente la depressione, la quale è scesa sotto i 988 hpa, evolvendosi in una ciclogenesi esplosiva, capace di determinare un rapido tracollo della pressione barometrica su una vasta area attorno la Sicilia, il basso Tirreno e il mar Ionio.

Questa sensibile diminuzione della pressione barometrica in poche ore ha innescato anche il “vento Isallobarico”, che solitamente si manifesta in aree ben più ampie, fra i 500 e i 1000 km, quando si succedono repentini abbassamenti della pressione barometrica (-15 hpa in 6 ore) seguiti da improvvisi rialzi della stessa. In questi casi il “vento Isallobarico”, sommandosi al vento di “gradiente”, può dare origine a brevi ma fortissime tempeste di vento che si localizzano nelle aree dove si posizionano i massimi del “gradiente barico”, lì dove il calo pressorio è più repentino.

L’attivazione della componente “Isallobarica” fra lo Ionio e il Tirreno orientale ha agevolato l’attivazione di forti burrasche di scirocco, con rinforzi di tempesta in mare, che dal deserto della Cirenaica e del Golfo della Sirte si sono propagati in direzione del mar Libico dello Ionio e del basso Tirreno orientale, acquistando ulteriore intensità nel tratto di mare ad est della Calabria, con una componente prevalentemente sud-orientale che dalla prima mattinata odierna ha spazzato le coste del messinese, la Calabria e dal pomeriggio pure la costa salentina e napoletana, dove sono subentrati venti forti che hanno toccato punte di oltre i 80-90 km/h, anche se localmente le raffiche hanno lambito i 100-120 sulle coste della Campania, e picchi fino a 100 km/h fra la Calabria e il messinese.

Il flusso sciroccale, durante la mattinata, dopo aver risalito lo Ionio si è “incanalato” all’interno dello Stretto di Messina, rafforzandosi sensibilmente nei bassi strati per il cosiddetto “effetto Venturi” che con il graduale restringimento della sezione, man mano che ci avviciniamo all’imboccatura nord, causa una conseguente e netta intensificazione del flusso eolico che raggiunge picchi di velocità davvero ragguardevoli proprio nell’estrema parte nord della strettoia, fra Capo Peloro e Cannitello. Difatti, proprio all’interno dello Stretto di Messina, causa l’attivazione dell’”effetto Venturi” in mattinata si è scatenata una vera e propria bufera di scirocco, con venti molto forti da SE e S-SE che risalendo molto velocemente l’intero braccio di mare hanno raggiunto picchi di oltre 90-100 km/h.

Durante la fase clou raffiche di oltre 113 km/h da E-SE sono state registrate dalla stazione meteorologica automatica dell’aeroporto di Reggio Calabria, mentre punte di oltre i 90-100 km/h si sono registrati in altri punti dello Stretto di Messina, quando imperversava una vera tempesta, con lo “spray” prodotto dalle grosse creste delle onde che veniva polverizzato dalle fortissime raffiche da SE, riducendo sensibilmente la velocità orizzontale.

Solo dalla tarda serata, con il ripiegare della profonda depressione verso l’alto Tirreno, la potente sciroccata comincerà pian piano ad attenuarsi all’interno dello Stretto di Messina, evolvendo verso l’alto Ionio, le coste della Calabria ionica, il Salento e l’intero bacino adriatico. L’intensa sciroccata, che dall’entroterra libico è risalita verso le nostre regioni più meridionali, estendendosi su un ampio tratto di mare, che dal Golfo della Sirte si allungava fino alle coste della Sicilia orientale e della Calabria ionica, ha alzato un imponente moto ondoso, con marosi che lì dove erano in azione le burrasche hanno raggiunto i 4.0-5.0 metri in mare aperto, ma con “Run-Up” capaci di superare i 6.0 metri sullo Ionio settentrionale.

Il “Fetch” (l’estensione dello spazio di mare su cui soffia il vento) piuttosto ampio, come capita sovente nei flussi sciroccali, esteso dal Golfo della Sirte fino alle coste della Calabria ionica e al Golfo di Taranto, ha determinato le condizioni ideali per la formazione di onde davvero alte che dopo aver risalito lo Ionio si sono velocemente dirette verso le esposte coste della Sicilia orientale e della Calabria ionica. Lo sviluppo di queste ondate cosi grandi, su tutto l’alto Ionio e lungo il Golfo di Taranto, è stato favorito non tanto dalla forza del “gradiente barico orizzontale” in mare aperto, quanto dal “Fetch” piuttosto esteso su un ampio tratto di mare che dalle coste della Cirenaica si estendeva fino alle coste del Salento e della Calabria ionica.

Il “Fetch” difatti è un parametro fondamentale per valutare la potenza e l’intensità del moto ondoso che verrà innescato dalla formazione di una burrasca o una tempesta di vento in mare. L’altezza delle onde non dipende solo dall’intensità del vento, ma anche dall’estensione dello spazio di mare su cui esso agisce. Più questo sarà ampio maggiori saranno le probabilità di vedere un moto ondoso più consistente e impetuoso, capace di immagazzinare enormi quantità di energia.

In presenza di venti di burrasca e di un “Fetch” molto esteso, per centinaia di miglia, allora siamo certi di trovarci di fronte ad una consistente mareggiata, in grado di arrecare danni significativi sulle aree costiere esposte, già pesantemente vulnerate dal fenomeno dell’erosione. Queste ondate di “mare vivo”, non incontrando alcun tipo di ostacolo durante il loro cammino, si propagheranno in direzione dei litorali ionici di Sicilia, Calabria e Puglia, sospingendosi su questi in ondate rifratte da SE che raggiungeranno la fascia costiera con “Run-Up” alti anche più di 5.0-6.0 metri, specie sui litorali della Calabria ionica.

Su questi tratti di costa le ondate sono arrivate già ben formate e con i massimi “Run-Up”, data l’estensione del “Fetch” e la vicinanza delle burrasche alla costa. Purtroppo queste grandi onde rompendosi su tratti di costa già seriamente vulnerati dall’erosione, rischiano di cagionare diversi danni lungo i rispettivi lungomari dei comuni ionici di Calabria e Sicilia. Inoltre i marosi, con la loro forza, ripuliranno i fondali, muovendo una gran quantità di detriti sabbiosi.

Una parte di queste ondate muovendosi verso l’alto Ionio, entreranno sotto forma di onde lunghe, alte più di 4.0-5.0 metri, sul Golfo di Taranto e sul Canale d’Otranto. Il moto ondoso da scirocco su tutto lo Ionio dovrebbe iniziare a scadere gradualmente dalla mattinata di domani, con grosse onde lunghe da SE che tenderanno ad attenuarsi definitivamente solo dalla mattinata di martedì, determinando residue risacche, per onde lunghe e molto lunghe da SE e S-SE, sulle coste della Sicilia e Calabria orientale, Basilicata e Puglia ionica. Per monitorare la situazione in tempo reale ecco le pagine relative al nowcasting: