Da uno studio su un paziente affetto da insonnia fatale familiare è stato rivelato che, nell’uomo il talamo ha un ruolo fondamentale nell’attivazione delle fasi di sonno profondo. La ricerca è stata coordinata dal professore Angelo Gemignani dell’Università di Pisa ed ha visto la collaborazione dell’equipe del professore Pietro Cortelli dell’Università di Bologna con l’aiuto dei ricercatori e dei contrattisti dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa e della Scuola Superiore Sant’Anna. L’insonnia fatale familiare è una rara patologia ereditaria legata ad un accumulo di proteina prionica nei nuclei anteriore e medio dorsale del talamo che conduce ad una lesione talamica selettiva. La malattia si manifesta con una gravissima insonnia, che porta alla morte entro uno/due anni dalla diagnosi. Ad esempio, nel caso di un paziente affetto da Ffi, la cui storia è stata raccontata da un reportage della Bbc, presentava una drammatica riduzione delle oscillazioni lente del sonno e dei fusi del sonno. L’assenza di fusi nella fase di attività neuronale esprime un’alterazione delle funzioni mnesiche del sonno, mentre le alterazioni compromettono sia il mantenimento del sonno che l’assenza di coscienza. ‘‘Sono anni che ci occupiamo di psicofisiologia del sonno – ha spiegato Angelo Gemignani – e il caso di questo paziente ha consentito di verificare un’ipotesi formulata nel modello animale e di capire meccanismi generali relativi al sonno che potranno permettere di creare nuove strategie terapeutiche sia nell’ambito della sofferenza psicologica che nel campo delle patologie neurodegenerative’‘.
Insonnia fatale familiare: il talamo è fondamentale per l’attivazione del sonno
