Il rilevamento di onde gravitazionali annunciata dagli scienziati del Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (LIGO) “è un trionfo sia della fisica teorica sia di quella sperimentale”. Lo scrive sull’Osservatore Romano Guy Consolmagno, direttore della specola vaticana, l’osservatorio astronomico della Santa Sede basata a Castel Gandolfo. “I teorici – scrive il fratello (non sacerdote) gesuita – erano riusciti a calcolare esattamente che sorta di segnali questo rilevatore avrebbe potuto captare e che cosa sarebbe stato necessario per poterlo fare; gli sperimentatori erano riusciti a ideare esattamente il tipo di strumento d’alta precisione che occorreva per rilevarli”.

Nel lungo articolo, Consolmagno, a capo della Specola dal settembre scorso, spiega con linguaggio divulgativo il senso dello storico esperimento: Albert Einstein “propose una spiegazione della gravità nella sua teoria della relatività generale. Spazio e tempo, suggeriva, sono solo dimensioni diverse di una realtà chiamata spazio-tempo; e la gravità è la curvatura di spazio-tempo. E’ difficile per noi immaginare come un normale spazio tridimensionale possa essere ‘curvato’. Ma se si immagina che lo spazio sia solo un piano bidimensionale, la presenza di un oggetto massiccio piegherebbe quello spazio proprio come un grande peso posto su un foglio di gomma darebbe a questo foglio una forma distorta. Una formica che camminasse sul foglio deformato finirebbe col girare e girare intorno al peso, poiché la curva nella gomma curverebbe il suo cammino. Allo stesso modo, suggeriva Einstein, i pianeti orbitano intorno a una stella perché la massa della stella ha curvato lo spazio circostante, trasformando un movimento retto in un sentiero attorno alla stella”. E “se lo spazio-tempo può essere curvato“, è possibile, come dimostrato ieri, “che quella curvatura agisca come un’onda che si allontana dalla fonte della distorsione“.