Medicina: cellule tumorali in 3D aprono nuovi scenari e danno speranza

Finalmente è possibile vedere le cellule tumorali in 3D e come interagiscono con l’ambiente che le circonda, aprendo scenari finora inesplorati. Questa nuova frontiera è stata resa possibile da uno studio americano pubblicato su “Developmental Cell“, che potrebbe far abbandonare le foto delle cellule sulle superfici bidimensionali dei vetrini. “L’ambiente influisce fortemente sul comportamento cellulare e il valore degli esperimenti di coltura cellulare sui vetrini dovrebbe almeno essere messa in discussione – sostiene Reto Fiolka, autore senior dello studio e scienziato all’University of Texas Southwestern Medical Center – Il nostro microscopio è uno strumento che ci può portare a una più profonda comprensione dei meccanismi molecolari che guidano il comportamento delle cellule del cancro, dal momento che permette l’imaging ad alta risoluzione in ambienti tumorali più realistici“.

Le-infezioni-resistenti-agli-antibiotici-nel-2050-provocheranno-più-decessi-dei-tumoriIn un ambiente tridimensionale, più linee cellulari di melanoma e cellule di tumore primario (in pazienti con varie mutazioni genetiche) formano tante piccole protuberanze chiamate vesciche, a differenza di quanto succede su un vetrino. Secondo alcuni, questo processo conosciuto come “di blebbing” potrebbe aiutare le cellule tumorali a sopravvivere e a muoversi consentendo a questi di avere un ruolo nell’aggressività delle cellule del cancro della pelle o nella resistenza dei pazienti ai farmaci. Secondo i ricercatori, questo è il primo passo verso la comprensione della biologia 3D nei microambienti tumorali. E visto che questo tipo di immagini potrebbe essere troppo complicato da interpretare a occhio nudo, il prossimo step sarà sviluppare potenti piattaforme computerizzate per estrarre e processare l’informazione. “Quando abbiamo concepito il progetto, ci siamo chiesti che cosa volevamo misurare e abbiamo quindi progettato un microscopio a una piattaforma analitica per raggiungere questo obiettivo“, spiega Erik Welf, coautore dello studio. Software e codice per l’analisi delle immagini sono disponibili gratuitamente per la comunità scientifica