L’ortopedia oncologica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, diretta da Roberto Biagini, ha ricostruito delle protesi “su misura” in titanio per tre casi complessi: un emibacino, una scapola di una donna di 35 anni ed un tarso di un bambino di 13 anni. Altri 3 casi, invece, sono pronti per un nuovo intervento. Si tratta di un emibacino di una persona di mezza età e di un bacino per un paziente molto giovane ed, inoltre, di una protesi d’anca per un caso che presenta una patologia genetica deformante. Le protesi in 3D permettono di ricostruire l’anatomia ossea dei pazienti dopo alcuni interventi demolitivi per l’asportazione di tumori. Il titanio viene stampato con la sovrapposizione di strati su un modello virtuale costruito grazie all’utilizzo di TAC e risonanza.

“Siamo molto soddisfatti – ha commentato Marta Branca, commissario straordinario degli IFO – di mettere questa nuova tecnologia a disposizione dei nostri pazienti oncologici, perlopiù giovani e colpiti da tumori rari come gli osteosarcomi “. Al momento, in Italia, sono 6.000 i casi di diagnosi di sarcoma dell’osso e dei tessuti molli. Questi sono tumori molto rari, ma colpiscono soprattutto la popolazione giovane, fino ai 20 anni e quella adulta tra i 50 e gli 80 anni. Su 500 nuovi casi annui di tumori ossei primitivi che necessitano di protesi, il 5% potrebbe accedere alla protesi in 3D se la zona fosse più ampia o complessa e le comuni protesi non potessero consentirne una ricostruzione appropriata. “Siamo ancora ad un utilizzo – sottolinea Roberto Biagini – riservato a casi selezionati ed in precedenza difficilmente trattabili ma la tecnologia 3D è così versatile che mi auguro si possa estendere rapidamente a vantaggio di un maggior numero di pazienti“.