L’allerta inviato da LIGO in seguito al possibile passaggio di un’onda gravitazionale nel settembre scorso, poi confermato, vede il contributo dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), con telescopi terrestri, nella ricerca della elusiva sorgente che può aver prodotto quel segnale. Grazie a uno specifico accordo con i gruppi di ricerca degli interferometri LIGO e Virgo (quest’ultimo situato a Cascina in provincia di Pisa, un progetto congiunto tra INFN e CNRS), quando un possibile segnale gravitazionale viene rivelato, i ricercatori dell’INAF vengono avvisati e hanno accesso ai dati sulla stima della posizione in cielo da cui proviene l’eventuale onda gravitazionale. Su questa base è stato avviato il progetto INAF “Gravitational Wave Astronomy with the first detections of adLIGO and adVIRGO experiments” il cui principal investigator è Enzo Brocato, dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Roma: “Tutto è accaduto, per quanto mi riguarda, con una chiamata di notte come sempre succede in queste situazione. Noi ci siamo mossi con anticipo quindi avevamo un minimo di preparazione per rispondere a questa allerta e ci siamo subito attivati con i colleghi di Napoli, Roma, Milano, Urbino, Bologna, Padova, Pisa e Cagliari, per attivare il telescopio VST, cioè la nostra prima arma per andare a cercare questi oggetti”.

Per Nicolò D’Amico, Presidente dell’INAF “si tratta di una scoperta epocale, una cosa veramente formidabile. E’ una delle previsioni delle relatività generale di Einstein, teoria che è stata testata abbondantemente, negli ultimi anni, attraverso lo studio di processo fisici. Fino ad ora non c’era evidenza diretta dell’esistenza delle onde gravitazionali. Avevamo evidenze indirette, per esempio nei sistemi binari, dove i due oggetti si vanno avvicinando con movimento a spirale, e nel momento finale dovrebbe produrre proprio un burst di onde gravitazionali, che è quello che è stato osservato ora. Questo apre una nuova astronomia, abbiamo un nuovo canale osservativo dei fenomeni cosmici“. La scoperta, precisa D’Amico, avrà “un forte impatto sulle attività dell’Inaf, perché ora il problema fondamentale, una delle cose più accattivanti fra l’altro, è quello di andare a scoprire le controparti di questo oggetto che ha determinato questo burst: cosa sono? Come si vedono? Come si manifestano? Noi abbiamo tutti gli strumenti e abbiamo già accordi con tutti i gruppi che operano con i rilevatori di onde gravitazionale, per ricevere degli allerta, così quando viene rilevato il burst, prima che venga annunciato, noi ne siamo a conoscenza e possiamo ri-orientare i nostri strumenti di osservazione per vedere se riusciamo a individuare una controparte. Si apre dunque una nuova era dell’astronomia moderna e tutto l’istituto ne sarà partecipe“.
Tra i ricercatori dell’INAF coinvolti nella ricerca di sorgenti di onde gravitazionali con missioni spaziali, c’è anche il team di INTEGRAL, satellite dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per l’astrofisica nei raggi X e gamma. «INTEGRAL viene costantemente allertato in tempo reale dai colleghi di LIGO quando rivelano l’arrivo sulla terra di segnali gravitazionali, come nel caso dell’evento del settembre scorso» dice Pietro Ubertini, direttore dell’INAF-IAPS e responsabile del gruppo italiano per la ricerca delle sorgenti di onde gravitazionali con INTEGRAL. «L’esperimento LIGO ha rivelato un segnale gravitazionale di notevole intensità ma non è stato in grado di decifrare la direzione di arrivo. Quindi nulla sappiamo sulla sorgente cosmica che ha causato questa collisione tra buchi neri, né dove sia esattamente nel cielo: una galassia gigante? due buchi neri isolati che viaggiano nello spazio? E’ quanto cerchiamo di scoprire anche con INTEGRAL, grazie al suo grande campo di vista ed elevata sensibilità».