Entusiasmo e orgoglio a Trento, al Dipartimento di Fisica dell’Università e al Tifpa (Trento Institute for Fundamental Physics Applications), dove un gruppo di ricerca è da più di vent’anni impegnato nella caccia alle onde gravitazionali e ha preso parte attivamente alla scoperta. L’équipe di Trento, insieme agli scienziati di Padova e alle unità di ricerca di Hannover e della Florida, ha calcolato un algoritmo di analisi (la pipeline, in termine tecnico), un programma informatico che setaccia i dati prodotti dai rilevatori alla ricerca di segnali dalla forma sconosciuta, ovvero proprio le onde gravitazionali. Lo scorso 14 settembre, dopo appena tre minuti dal rilevamento, è stato proprio il gruppo a certificare per primo i dati, a classificarli come probabili onde gravitazionali e a segnalare agli altri scienziati questa importante osservazione. “Il nostro è stato un segnale di avviso prezioso – commenta Giovanni Prodi, il fisico sperimentale che coordina il gruppo – che ha permesso di confermare l’assetto dei rilevatori, evitando di cambiarne prestazioni e caratteristiche. In un secondo tempo il nostro algoritmo è stato anche in grado di certificare la confidenza della lettura, vale a dire il grado di certezza della scoperta (oltre il 99,999%). Il segnale è stato confrontato infatti con una miriade di segnali di disturbo che sono inevitabilmente captati dal rilevatore. Ma ogni altra ipotesi è stata scartata: si è trattato proprio di onde gravitazionali e noi l’abbiamo per primi certificato“. “Questo risultato – aggiunge Lorenzo Pavesi, direttore del Dipartimento di Fisica – è figlio di un ventennio di lavoro che si è svolto a Trento nell’ambito dell’analisi dei dati sulle onde gravitazionali“.
