L‘interferometro di Cascina (Pisa) è attualmente spento perché si trova in fase di potenziamento, dato che la sua sensibilità era troppo bassa. Ed è per questo che l’onda gravitazionale è stata captata per primi dagli americani. I lavori dovrebbero terminare a marzo, per poi ricominciare a lavorare a pieni ritmi non prima di settembre. I due interferometri americani che fanno capo al progetto Ligo erano già stati sottoporti a potenziamento. I “turni” in questo senso, tra le due strutture, sono dovuti proprio alla necessità che una delle due restasse sempre accesa, dome ha spiegato a Fabio De Ponte di LaPresse, il direttore dell’Osservatorio europeo, Federico Ferrini. “Noi nel 2011 – racconta – eravamo accesi e loro dal gennaio 2010 erano spenti. Nel 2011 avevamo una sensibilità migliore della loro e avevamo sperimentato alcune soluzioni che poi sono state prese da loro nel 2012“. C’è stato dunque un interscambio continuo. “I documenti tecnici – precisa – sono completamente trasparenti: loro possono prendere e leggere qualunque dei nostri documenti in modo da sapere tutto su quello che noi facciamo. E viceversa“.
La struttura americana, a partire dal budget, ha dimensioni nettamente superiori a quella italiana. Infatti, se l’aggiornamento di Virgo è costato 23 milioni di euro, oltreoceano ne sono stati spesi più di 200. E anche i bracci dell’interferometro sono di dimensioni inferiori: “quattro chilometri non ci entravano qui – spiega Ferrini – Avremmo dovuto attraversare la strada che collega Pontedera a Livorno e questo naturalmente non sarebbe stato simpatico. Abbiamo un limite fisico. Gli americani li hanno messi uno nel deserto vicino a Seattle, in una zona dove trattano rifiuti nucleari, e l’altro in mezzo agli acquitrini della Lousiana, in mezzo agli alligatori. Avevano spazio a sufficienza“. Adalberto Giazotto, il padre dell’osservatorio europeo che ebbe l’idea di crearlo negli anni Ottanta, precisa ironizzando che gli americani “hanno avuto una grande botta di fortuna“.
L’osservatorio è in fase di miglioramento, dunque, e tra gli elementi da migliorare ci sono gli scudi che proteggono la parte interna dei tubi sotto vuoto che ospitano il laser. Compito assegnato ad Antonino Chiummo, responsabile del sottosistema per la luce diffusa, che in sostanza è un acchiappafotoni“, cioè sviluppa sistemi che intercettano i fotoni che per un motivo o per l’altro escono dal flusso laser, per evitare che interferiscano coi risultati delle rilevazioni. Della messa a punto del potenziamento dello strumento, soprattutto della parte ottica, si occupa Annalisa Allocca, post-dottoranda dell’università di Pisa. Lei si occupa dunque della parte finale della fase di upgrade, a seguito della quali si potrà poi procedere all’accensione. Qui “si fa un lavoro assolutamente collettivo – dice Ferrini – e include molti ricercatori che vengono dai laboratori di tutti i Paesi coinvolti. Per questo l’articolo finale, quello che espone i risultati della rilevazione, lo abbiamo firmato in 1.004 persone, ingegneri compresi. Senza il loro supporto sarebbe stato impossibile“. Ma gli scienziati di Virgo trovano anche il tempo, una volta l’anno, come racconta Massimiliano Razzano, ricercatore del dipartimento di fisica dell’università di Pisa, “organizziamo un biathlon: lungo un braccio si corre a staffetta e lungo l’altro si fa una competizione in bici“.
La scoperta delle onde gravitazionali, dunque, alla quale la struttura toscana ha contribuito rispondendo immediatamente all’allerta americana, è stato il coronamento di un duro lavoro durato decenni e, conclude Ferrini, “è fantascienza anche per noi che siamo del campo“.
