San Faustino viene invocato patrono dei single. Ma per quale motivo? C’è chi rinviene la motivazione nell’etimologia del suo nome, dato che Faustino deriva dal latino e significa “propizio, favorevole” per cui si è voluto accostare il Santo a quanti sono single.
Altri giustificano il suo patronato ad una leggenda che vuole il Santo prodigarsi affinchè le giovani fanciulle incontrassero il loro futuro marito; altri ancora giustificano il suo patronato con il racconto di Afra, moglie di Italico la quale, affascinata dalla forza di Faustino e Giovita dinanzi alle belve feroci che avrebbero potuto sbranarli, lasciò il marito, convertendosi al Cristianesimo. Quindi il nostro Santo è patrono dei single in quanto porterebbe un po’ di sfortuna alle coppie?Forse la spiegazione più logica è da cercare nel fatto che la memoria di San Faustino cade proprio il 15 febbraio, giorno seguente al 14, in cui si celebra San Valentino. Se quest’ultimo è il patrono degli innamorati, San Faustino, per contrapposizione, lo è dei single.
I proverbi, si sa, sono frutto di esperienze di vita, sono la sintesi delle credenze popolari e hanno la forza dell’immediatezza, aiutandoci a non dimenticare le tradizioni del passato. Sono davvero numerosi quelli dedicati a San Faustino. Uno dei più noti recita: “Per San Faustino metà pane e metà vino, tutto il lardo e mezzo fieno” (Per San Faustino il contadino ha esaurito metà granaio e metà cantina, tiene intatte le provviste di salumi e conserva un terzo di fieno).Proseguendo: “A San Faustino il sole arriva su tutti i dossi”; “Per San Faustino l’oca sente la primavera e cerca il nido”;: “Di San Faustino i raggi del sole hanno superato il Pizzo Tri”; “A San Faustino si tosano le pecore “; “A San Faustino il sole entra in tutti i buchini o cantuccini”.
I Santi Faustino e Giovita sono, oltre che patroni della città di Brescia, anche di Sarezzo, Brembate, Villa D’Almè, oltre che del paese di Sorbolo.
Numerosi affreschi, quadri e statue raffigurano i due Santi secondo un’iconografia non univoca. A volte vestono abiti militari romani con la spada in pugno e un ramo di palma nell’altra mano; altre volte sono rappresentati in vesti liturgiche: San Faustino come presbitero con la pianeta, San Giovita come diacono con la dalmatica. Nelle monete coniate nella seconda metà del XIII secolo oppure sul sarcofago del vescovo Berardo Maggi, eseguito da un maestro campionese non prima del 1308, invece, reggono entrambi un libro ma San Faustino leva una mano in segno di benedizione.