Dopo due mesi senza pioggia anche gennaio si è chiuso nel segno della siccità e ormai nelle campagne scatta lo stato d’allerta. I laghi e i fiumi veneti dal Piave al Brenta, dal Bacchiglione all’Adige, compresi gli affluenti come l’Astico, sono ai livelli minimi e molti corsi secondari sono in secca. La penuria d’acqua e di precipitazioni potrebbero avere delle conseguenze pesanti per l’agricoltura: a mancare non è solo la scorta di risorsa idrica per la primavera ma anche l’apporto irriguo necessario per la crescita delle colture. Coldiretti Veneto ricorda le anomalie di questo inverno con temperature per lo più al di sopra della media stagionale. Il persistere di questi valori fuori norma porta a conseguenze negative sulle colture orticole a pieno campo, in particolare gli ortaggi di pregio come il radicchio, coltura diffusa su tutto il territorio che necessita di gradi zero. La preoccupazione degli agricoltori si estende anche le colture cerealicole che nelle prossime settimane riprenderanno la crescita dopo il riposo invernale.

