L’emergenza smog nelle città diventa sempre più allarmante e a pagarne le conseguenze sono soprattutto i soggetti più deboli , tra cui i bambini. Come spiegato dalla dott.ssa Marinella Lavelli, pediatra del Centro Medico Santagostino di Milano “Sono molti gli studi che documentano la relazione tra l’aumentata prevalenza di alcune malattie respiratorie e la qualità dell’aria” .
“Un recentissimo studio italiano, coordinato dal Cnr di Pisa ha evidenziato negli ultimi trent’anni un notevole aumento della prevalenza di rinite allergica, asma e broncopneumopatia cronica nonostante le misure adottate in questo periodo per limitare i danni da inquinamento atmosferico“, ha sottolineato la dottoressa.

Una situazione senza precedenti su cui è possibile intervenire, spiega Lavelli, “come dimostra un altro studio, pubblicato nel 2015 su una rivista scientifica molto importante. In California norme restrittive sul traffico veicolare, introdotte negli ultimi vent’anni, hanno consentito una notevole riduzione dell’inquinamento. Per quindici anni, dal 1994 al 2011 gli autori hanno esaminato tre gruppi di teenagers, fra gli 11 e i 15 anni, ed hanno dimostrato che, man mano che l’inquinamento si riduceva, tutti i parametri studiati miglioravano. Ad esempio, la percentuale di ragazzi con FEV 1 (aria espirata in un minuto di espirazione forzata) inferiore all’80% dell’atteso a 15 anni era il 7,9% nel gruppo studiato fra il 1994 e il 1998, il 6,3% nel gruppo 1997-2001 e il 3,6% nel gruppo 2007-2011″.
“Da tutto ciò si evince che non solo si può fare qualcosa per limitare i danni alla salute, ma che è necessario farlo abbastanza rapidamente, per non compromettere la salute degli adulti di domani”, ha concluso, “Gli investimenti sul miglioramento della qualità dell’aria saranno compensati da minore spesa sanitaria“.