Nella giornata di ieri, come da previsione, l’Italia è stata spazzata da impetuosi venti dai quadranti occidentali, prevalentemente da SO, O-SO e Ovest, che hanno superato la soglia d’attenzione su diverse regioni, con raffiche di oltre i 70-80 km/h, ma con picchi di oltre i 100-120 km/h lungo l’ingresso delle principali vallate appenniniche. In particolare sulle regioni tirreniche, investite da intense burrasche da SO e O-SO che hanno spazzato con forza le coste di Toscana, Lazio, Campania, Basilicata e Calabria tirrenica, con raffiche che hanno superato la soglia degli 80 km/h. All’origine di questi venti forti che per svariate ore hanno interessato gran parte del nostro territorio nazionale vi è una notevole compressione del “gradiente barico orizzontale” sul bacino centrale del Mediterraneo, indotto dallo scivolamento di latitudine di quella vasta circolazione depressionaria a carattere freddo, facente capo al “lobo europeo” del vortice polare, da giorni insistente fra l’alto mar di Norvegia e il mare di Barents.
Scivolando fino al bacino centrale del Mediterraneo questa struttura depressionaria ha determinato una marcata erosione delle propaggini più orientali del modestissimo promontorio anticiclonico interciclonico che si era insinuato temporaneamente sul Mediterraneo centrale. Ciò ha prodotto, già a partire dalla serata di martedì 9 Febbraio 2016, un consistente inspessimento del “gradiente barico orizzontale” su tutto il Mediterraneo centro-occidentale.
Questo fitto addensamento di isobare sopra i mari italiani ha causato una conseguente intensificazione della ventilazione da SO e O-SO, che si è attivata lungo il margine più meridionale dell’ampia circolazione depressionaria in ingresso sul Mediterraneo. Al contempo il robusto promontorio anticiclonico oceanico, rafforzandosi ulteriormente sul vicino Atlantico orientale, si è contrapposto con le isobare piuttosto strette, facenti capo alla depressione a carattere freddo, in azione fra il mar di Norvegia e la Scandinavia, con una vasta area caratterizzata da geopotenziali piuttosto bassi.
L’interazione fra le opposte figure bariche dinamiche antagoniste ha causato una significativa compressione del “gradiente barico orizzontale” fra il Tirreno e l’Italia settentrionale, con un conseguente squilibrio barometrico fra la costa nord-africana e l’Italia settentrionale. Questa compressione del “gradiente barico orizzontale” che si è venuta a costruire, enfatizzata dalla spinta di masse d’aria sempre più fredde, di origini polari marittime, in sfondamento dal Rodano, che a loro volta favorivano un aumento della pressione barometrica fra la Spagna e il mare delle Baleari, ha agevolato l’innesco di una impetuosa ventilazione da O-SO e SO, che dallo Stretto di Gibilterra e dal mar di Alboran, attraverso le Baleari, il mar di Sardegna e il Canale di Sardegna, si è dipanata fino alla Sardegna, alla Corsica e a tutto il Tirreno, raggiungendo così le coste di Toscana, Lazio, Campania, Calabria, sotto forma di intensi venti di libeccio e ponente che hanno raggiunto l’intensità di burrasca, fino a forza 7-8 Beaufort.
Nel corso della nottata, fra martedì 9 e mercoledì 10 Febbraio 2016, mentre l’Italia veniva raggiunta dalla parte più attiva del secondo sistema frontale atlantico, le burrasche da SO e O-SO hanno cominciato a spazzare dapprima la Corsica, con raffiche da O-SO molto forti che hanno toccato i 90-100 km/h all’interno delle Bocche di Bonifacio, per propagarsi al mar Ligure e alle coste della Toscana e del Lazio, con picchi di oltre 70-80 km/h nei punti più esposti della fascia costiera. Nella mattinata di ieri, mercoledì 10 Febbraio, con l’ingresso del fronte freddo del sistema frontale, parte dell’aria fredda post-frontale addossata fra il Golfo di Guascogna e la Francia, tramite la porta di Carcassonne e in parte anche dal Rodano, ha cominciato a traboccare sul Mediterraneo centro-occidentale, spingendosi fino al Golfo del Leone e al mar di Corsica.
L’ingresso di questa ventilazione occidentale atlantica favorirà lo sviluppo di un nuovo minimo depressionario a mesoscala sottovento sul Golfo di Genova, con valori che scenderanno anche sotto i 990 hpa. Il rapido spostamento verso l’Adriatico settentrionale e le coste dell’Istria di questo minimo alla mesoscala, oltre a intensificare ulteriormente il “gradiente barico orizzontale”, ha contribuito a richiamare verso le nostre regioni una impetuosa ventilazione da Ovest, che dal Golfo del Leone sì espansa a tutto il Tirreno, fino alle coste di Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Basilicata, nella mattinata di ieri, sollevando un imponente moto ondoso, con onde di “mare vivo” che potranno raggiungere i 3.0-4.0 metri di altezza.
Le burrasche da O-SO e Ovest spingendosi sul Lazio, le coste della Campania e la Calabria tirrenica, specie fra il lametino e il cosentino, hanno raggiunto la massima intensità proprio nella mattinata di ieri, quando in molti tratti della fascia costiera tirrenica si sono misurati picchi di oltre i 60-70 km/h, mentre autentiche bufere di vento hanno interessato l’intera fascia appenninica, con raffiche anche violente che hanno lambito picchi di oltre i 100-120 km/h.
A Latronico, per esempio, si sono lambiti i 120 km/h, mentre picchi di 110-120 km/h si sono archiviati nelle stazioni di Frontone e Campobasso, dove le forti raffiche di caduta hanno creato non pochi disagi, sradicando decine di alberi. Specie all’interno delle principali vallate. Difatti parte dell’intensa ventilazione occidentale, dopo aver sferzato le coste di Toscana, Lazio e Campania si propagata verso l’entroterra, scavalcando molto velocemente le creste dell’Appennino e scivolando sotto furiose raffiche di “garbino” lungo le coste adriatiche (versante sottovento), tra Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata orientale e Puglia.
Qui l’effetto del vento di caduta dai crinali dell’Appennino Molisano e Lucano ha fatto acquistare ulteriore velocità alla massa d’aria che hanno raggiunto le sottostanti vallate e le coste del basso Adriatico e dell’alto Ionio tramite impetuose e turbolenti folate particolarmente violente, specie lì dove l’orografia determina locali effetti di “amplificazione”. I forti venti, inoltre, hanno agevolato lo sviluppo di un moto ondoso molto consistente su tutti i bacini più meridionali e sui mari che circondano la Sardegna meridionale e la Sicilia.
In particolare fra il mar Ligure e il Tirreno centro-meridionale, direttamente esposti alle burrasche da O-SO e Ovest. La libecciata che nella serata di martedì 9 si è attivata lungo il mar Ligure e l’alto Tirreno ha generato ondate alte anche più di 3.0-4.0 metri che hanno puntato le coste del genovesato orientale e dello spezzino, causando su queste delle mareggiate da onda lunga. Sul Tirreno centro-meridionale i forti venti da O-SO e Ovest, in uscita dalle Bocche di Bonifacio e dalla Sardegna, nella mattinata di ieri hanno sollevato onde di “mare vivo” alte fino a più di 3.0-4.0 metri di altezza nel tratto di mare antistante le coste della Campania e del Lazio.
Queste ondate, piuttosto alte, si sono rapidamente dirette verso i litorali della bassa Toscana, del Lazio e della Campania, attivando su questi mareggiate di debole e moderata intensità che hanno arrecato non pochi danni nei tratti soggetti al fenomeno dell’erosione. Ma mareggiate per onde di “mare vivo” da O-SO si sono abbattute anche lungo le coste occidentali dell’Istria e sulla Dalmazia, dove sono andate a infrangersi le onde di “deriva” prodotte dai forti venti da SO e O-SO che dalle coste Romagnole si sono estese a tutto l’Adriatico settentrionale.