Zika: nessun allarme per virus trovato nella saliva

Nessun allarme” per la scoperta del virus Zika nella saliva e nelle urine di pazienti con malattia in corso. A invitare alla calma dopo la notizia arrivata dal Brasile, è Maria Rita Gismondo, responsabile del Laboratorio di microbiologia dell’ospedale Sacco di Milano  (centro di riferimento nazionale per le emergenze infettivologiche insieme all’Istituto Spallanzani di Roma). “Perché avvenga il contagio per via salivare non basta la presenza del virus nel liquido biologico – spiega l’esperta all’AdnKronos SaluteQuello che conta per rendere possibile la trasmissione è la carica virale, ossia la quantità di microrganismo attivo. Il contagio è possibile solo se c’è abbastanza virus, quindi al momento si tratta solo di un’ipotesi su cui è giusto lavorare“. Diverso è invece il caso della trasfusione di sangue, “via di trasmissione accertata per lo Zika“, come pure il rischio da rapporti sessuali non protetti. Anche le raccomandazioni diffuse in queste ore dalle autorità sanitarie del Brasile dove è iniziato il Carnevale (non condividere oggetti di uso personale e fare attenzione ai baci, in particolare se una donna è in gravidanza), “vanno considerati suggerimenti precauzionali. Le stesse precauzioni, del resto – riflette Gismondo – sono da tenere presente anche per altre infezioni, al di là dell’allerta Zika“. “La cautela è d’obbligo“, invita Gismondo, anche da parte del mondo dei media. “Bisogna essere veramente prudenti nel definire il rischio da Zika: l’infezione – spiega l’esperta – rimane per l’adulto o il bambino sano assolutamente curabile, con sintomi limitati nella maggior parte dei casi a rash cutaneo, a volte associato a febbre. L’attenzione riguarda le donne in gravidanza” per la possibile correlazione con una microcefalia del feto: le future mamme “dovrebbero essere molto caute nel recarsi nei Paesi a rischio e qualora ci fossero state nei primi mesi di gestazione, dovrebbero sottoporsi al rientro a un esame sierologico per la ricerca di anticorpi anti-Zika, a esami di genotipizzazione virale ed eventualmente a ecografia“.

Attenzione anche a definire nel modo più corretto le infezioni che hanno colpito alcuni connazionali: “Non chiamiamoli ‘casi italiani’ – esorta la specialista – Sono casi di persone contagiate per punture della zanzara vettrice in America Latina“. E se in queste ore è salito a 9 il conteggio delle diagnosi nel nostro Paese tra il 2015 e il 2016, “al momento a Milano non sono stati registrati casi confermati. Sono invece moltissime le telefonate di persone preoccupate, anche di donne in gravidanza che magari non hanno nemmeno viaggiato in Sudamerica. Per questo è fondamentale non diffondere allarmismi, anche – conclude la microbiologa del Sacco – per evitare un inutile dispendio di risorse“.