Eravamo un po’ tutti convinti che il “limite del pudore” fosse stato già abbondantemente acquisito con la “manipolazione mediatica” riservata agli attentati di Parigi. Stando, però, agli ultimi fatti di cronaca occorre ammettere di essersi clamorosamente sbagliati. La sottile linea che divide scienza, cultura e scemenza affascina, purtroppo, l’immaginario di giovani ed adulti, suscitando curiosità e stupore. Un’evoluzione che, attraverso la diffusione virale di un messaggio che può propagarsi e diventare uno ‘tsunami’, defluisce nella convinzione che ciò che è verità per se stessi deve divenire verità universale anche per gli altri.

Nel frattempo il dramma di tante, troppe, vittime innocenti si dissolve sotto i colpi della disinformazione gossippara, che scompagina furbescamente la finzione dalla realtà.
E’ superfluo scendere nei dettagli: persone ben più preparate del sottoscritto hanno già vivamente sbugiardato ( davidpuente.it – attivissimo.blogspot.it – bufale.net – bufale e dintorni – Perle complottare – butac.it ) la congrega del sospetto.
Preferirei concludere questa personale considerazione con una ‘riflessione’ di Mario Calabresi (direttore del quotidiano la Repubblica): “Esiste un gesto antico di pietà che mi torna in mente continuamente in questi giorni, è quello di coprire il corpo di chi è morto in un luogo pubblico. Lo si fa con un lenzuolo bianco, una coperta, un qualunque indumento che protegga almeno il volto e il busto di chi ha perso la vita rimanendo esposto su un marciapiede, in mezzo alla strada, su una spiaggia o in un campo. È un gesto codificato dal mondo greco, almeno venticinque secoli fa (anche Socrate si copre il volto mentre muore), e non serve soltanto a proteggere i morti dallo sguardo dei vivi ma anche noi stessi, i vivi, dalla vista della morte. È il limite del pudore, del rispetto, è il simbolo della compassione e della capacità di fermarsi”.
Non avete caldo così coperti di ridicolo?