Tra il 27 e 28 febbraio 2016 una violenta sciroccata ha investito la costa ionica della Sicilia creando i soliti problemi quali interruzione del traffico sulle strade litoranee, danni ai manufatti e chiusura dello scalo di Tremestieri di Messina. Effetti già verificatisi nelle precedenti sciroccate, ripetitivi e prevedibili tanto è vero che Daniele Ingemi su Meteoweb, alcuni giorni prima, il giorno 25 febbraio 2016, ha pubblicato una interessante nota scientifica dal titolo “L’isolamento di un profondo ciclone mediterraneo nel weekend attiverà forti venti di scirocco sui mari che circondano l’Italia, attese raffiche di tempesta”. Da tale nota ho tratto una figura del Consorzio Lamma (immagine a sinistra nella figura 1) con la previsione dell’altezza d’onda attesa lungo la costa ionica. Come si vede l’altezza massima, tra 4 e 5 m, è stata tra Giardini Naxos a Galati dove la costa è stata colpita in pieno dai treni d’onda alimentati dallo scirocco. L’altezza d’onda è stata inferiore, da 3 a 4 m, da Tremestieri a Capo Peloro dove la Calabria rappresenta una protezione dal vento e dalle mareggiate di scirocco. Le onde incidendo obliquamente sulle spiagge hanno innescato un veloce trasporto di sedimenti verso NNE, come sempre avviene durante le sciroccate. Quindi niente di nuovo come fenomeno; di nuovo c’è che il ripetersi dei fenomeni determina una progressiva ed irreversibile “distruzione” delle spiagge con locali accumuli di sedimenti e una inarrestabile lorodispersione obliqua verso i fondali superiori a 5 m di profondità in corrispondenza di locali variazioni dell’orientamento della costa causata da affioramenti di piccoli promontori rocciosi o interventi antropici come il molo di sopraflutto dello scalo di Tremestieri. Tra lo scalo di Tremestieri e Capo Peloro, oltre alla minore altezza delle onde, il trasporto di sedimenti lungo costa è di entità inferiore anche a causa delle strutture portuali che determinano insuperabili interruzioni per il flusso diretto verso NE. Nella figura 1 a destra sono stati schematizzati i più significativi effetti delle sciroccate, lungo la fascia ionica e quella tirrenica, che si possono innescare ripetitivamente in relazione alle generali e differenti caratteristiche meteo che possono interessare la Sicilia orientale. Si sottolinea che nonostante la ripetitività e la prevedibilità degli impatti più preoccupanti, allo stato attuale non esiste nessun sistema di allarme teso a garantire, almeno, la sicurezza dei cittadini. Come è ben noto il versante ionico peloritano dall’Etna a Messina viene periodicamente investito dal transito di cumulonembi che possono rilasciare veri e propri nubifragi localizzati, lungo fasce perpendicolari alla costa ampie da circa 5 km ad oltre 10 km, come tristemente accaduto il 1 ottobre 2009 tra Messina sud e Scaletta Zanclea, nel 2007, 2010 e 2011 nella zona di Mili San Marco e Mili San Pietro. I nubifragi possono innescare colate di fango e detriti lungo i ripidi versanti e piene improvvise negli alvei. In particolari condizioni di forte scirocco si può attivare il così detto Effetto Alcantara-Agrò rappresentato da cumulonembi che risalgono il versante orientale peloritano fino allo spartiacque da dove possono essere trasportati verso la costa tirrenica da venti d’alta quota di provenienza meridionale. In tal caso sul versante tirrenico peloritano si possono verificare nubifragi lungo strette fasce di territorio con conseguenti fenomeni idrogeologici rapidi e catastrofici che si sviluppano lungo una ampia fascia compresa tra il Patrì ed il Mela come accaduto anche lo scorso autunno e nel 2011. Uno studio effettuato a vasta scala ha permesso di elaborare un Masterplan delle problematiche e rischi geoambientali della zona compresa tra Taormina, Messina e i Laghetti di Marinello e di individuare gli interventi necessari per monitorare in tempo reale gli eventi ed attivare idonei sistemi di allarme idrogeologico in grado di allertare e garantire la sicurezza dei cittadini. E’ evidente che l’area in esame, nell’attuale periodo di cambiamento climatico, è interessata da attiva dinamica geomorfologica e da conseguenti rapide modificazioni della morfologia con conseguenze a volte disastrose. La realizzazione di manufatti in ambiente costiero e comunque interessato dagli impatti dei fenomeni geomorfologici lenti e rapidi va attentamente pianificata al fine di non aggravare la dinamica morfologica in atto e di evitare gli impatti dei fenomeni innescati dai ripetitivi nubifragi rilasciati dai cumulonembi. Si sottolinea che è urgente attivare una moderna rete di monitoraggio dei fenomeni atmosferici, meteomarini e geomorfologici basata su idonei sistemi di allarme idrogeologico immediato a scala comunale intercomunale e a scala di bacino idrografico. Come da vari anni già proposto è pure urgente individuare e mettere a punto interventi sperimentali di restauro geoambientale delle valli di varie fiumare interessate da rapide ed inarrestabili modificazioni causate dal continuo accumulo di sedimenti sabbiosi e ghiaiosi, come si sta pericolosamente verificando lungo l’alta e media valle del Patrì, e di tratti di litorali gravemente interessati dall’erosione.

Come avevo segnalato in alcune note tale evidente fenomeno ripetitivo incredibilmente non è stato preso in considerazione negli studi di impatto ambientale dello scalo attuale di Tremestieri e di quello progettato.
Alcuni quotidiani hanno diffuso la notizia, nei giorni scorsi, che per rendere sempre fruibile il nuovo scalo di Tremestieri si pensa di realizzare una “trappola” di sedimenti a sud del porto. Tale prospettiva rappresenta una rivoluzione in quanto ufficialmente fino ad ora non è mai stato preso in considerazione il problema della spiaggia a sud dello scalo. La notizia “da sola” lascia il tempo che trova; il problema esiste ed è serio. Occorrono proposte adeguate all’importanza socio-economica della spiaggia e delle opere progettate sulle quali discutere per valutarne gli impatti in maniera trasparente per garantire sicurezza duratura e manutenzione continua alla spiaggia (senza provocare la dispersione irreversibile dei sedimenti, trasportati verso nord est, verso la scarpata che delimita la spiaggia sommersa, come accade attualmente in corrispondenza del molo dello scalo di Tremestieri) e al progettato scalo, almeno per quanto riguarda gli impatti della dinamica costiera. L’immagine 1 di figura 3 illustra l’accumulo progressivo dei sedimenti trasportati dalle mareggiate di scirocco a ridosso del molo di sovraflutto. L’immagine 2 evidenzia il notevole insabbiamento del porto con conseguente interruzione delle attività; si fa presente che l’accumulo di sedimenti ha generato una nuova spiaggia emersa e sommersa a ridosso del molo con inevitabile dispersione irreversibile lungo la scarpata di una parte di essi. L’immagine 3 illustra lo scalo dopo il dragaggio del porto di Tremestieri dopo il dragaggio di circa 20.000 metri cubi a suo tempo effettuato. L’immagine 4 consente di valutare la quantità di sedimenti che si sono accumulati a ridosso del molo e all’interno dello scalo in seguito a ripetute mareggiate da scrirocco. Non è possibile valutare, per mancanza di monitoraggio, il volume dei sedimenti irreversibilmente sottratti alla spiaggia.
Non sfugge che altre problematiche da valutare attentamente sono connesse alle relazioni tra nuovo scalo e la dinamica geomorfologica dei bacini idrografici su di esso incombenti (figura 2).
