Il cervello sembrerebbe essere moralista tanto da mostrarsi restio quando deve ordinare al resto del corpo un gesto o un’azione che indichi complicità con chi non vuole comportarsi bene. “A ‘ballare coi lupi’ ci pensiamo due volte“, è la conclusione dell’università degli Studi di Milano-Bicocca, dopo un esperimento condotto da Marco Brambilla e Simona Sacchi del Dipartimento di Psicologia, in collaborazione con Michela Menegatti e Silvia Moscatelli del Dipartimento di Psicologia dell’università di Bologna. Lo studio, pubblicato sul ‘Journal of Nonverbal Behavior‘, dimostra in sintesi che “la moralità altrui è decisiva per il successo delle interazioni umane quotidiane“.
La prova? “Muoversi in sincronia con una persona che ha appena ammesso di essersi comportata in modo disonesto risulta più difficile“. Gli autori hanno deciso di focalizzare la ricerca sui movimenti sincronici perché sono espressione di comportamenti spontanei. E’ stato osservato che se parliamo con una persona che si gratta la fronte o muove un piede in avanti o indietro, il nostro corpo è portato ad imitarlo senza rendersene conto. Non solo: tendiamo anche ad andare ‘a tempo’, replicando i gesti altrui in modo sincrono. Questo accade spesso, ma non sempre. Lo studio ha coinvolto 92 volontari, scelti tra gli studenti dell’università di Milano-Bicocca che sono stati sottoposti a un compito comportamentale da eseguire a coppie. Ad ognuno di loro è stato chiesto di eseguire in sincronia una serie di semplici movimenti dettati dal partner che di volta in volta era percepito come onesto o disonesto, socievole o ostile.

“I risultati ottenuti – rispondono i ricercatori – mostrano che la difficoltà a coordinare i propri movimenti con quelli di persone disoneste rappresenta una strategia implicita e inconsapevole di allontanamento della minaccia sociale, per proteggere se stessi e gli altri ed evitare un ‘contagio morale’“.