I ricercatori del Dipartimento di Matematica della University of Leicester hanno risolto un mistero lungo 78 anni. In ricerche precedenti si suggeriva che l’adattamento di un animale a differenti fattori sembra concentrarsi sul consumo di una specifica risorsa, e che l’animale muore quando questa risorsa si estingue.
Nel 1938, Hans Selye ha introdotto il termine “energia da adattamento” ed ha trovato molti argomenti a sostegno in favore di questa ipotesi. Ad ogni modo, il termine ha generato molto dibattito perché, dato che non può essere misurato come grandezza fisica, non può essere considerata “energia”.
Nella ricerca (“Evolution of adaptation mechanisms: Adaptation energy, stress, and oscillating death”, che verrà pubblicata sul Journal of Theoretical Biology), un team internazionale di studiosi, guidati dal professore Alexander N. Gorban della University of Leicester, ha risolto l’enigma di Selye, che è rimasto tale da quasi 80 anni. “Nessuno può misurare l’energia da adattamento direttamente, ma può essere compreso attraverso semplici modelli. In questo studio sviluppiamo una gerarchia di modelli in base alle scoperte di Selye. Forniamo una sorta di teoria della termodinamica sulla resilienza degli organismi che consente metafore economiche e costituisce una spiegazione di ciò che accade in profondità.”
L’energia da adattamento è considerata una coordinata interna nel modello. I fenomeni detti “oscillating death” e “oscillating remission”, sono osservati nelle cliniche da molto tempo. Possono essere previsti in base ai modelli dinamici di adattamento. I modelli, basati sulle osservazioni di Selye, dimostrano che i due fenomeni non necessitano di motivazioni esogene. La teoria dell’adattamento sviluppata in riferimento a vari fattori fornisce così gli strumenti per prevedere in anticipo le crisi.
