L’invecchiamento è anche una questione di naso. Lo dimostra per la prima volta una ricerca tutta italiana, pubblicata su ‘Oncotarget’. Il lavoro – che ha coinvolto 622 persone dai 5 ai 105 anni, in tutta la Penisola – prova “l’esistenza di tre fenotipi olfattivi, una scoperta nuova e sensazionale, distribuiti nella popolazione in maniera non lineare. Questo vuol dire che, se un ragazzo esprime un fenotipo ‘anziano’, ciò è indice di un invecchiamento precoce“. Ad illustrare lo studio all’AdnKronos Salute è Andrea Mazzatenta, ricercatore precario della Sezione di fisiologia e fisiopatologia del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara. “Ma il fenotipo anziano nel giovane può essere anche spia del rischio di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, che colpiscono per primo appunto il sistema olfattivo“.

“Ma non solo. I nostri dati suggeriscono che l’olfatto non diminuisce linearmente con l’invecchiamento. Ma piuttosto che la perdita olfattiva è un segno anticipatore dell’invecchiamento e dei processi neurodegenerativi. Insomma, se un ragazzo ha un fenotipo anziano, è più a rischio di una serie di patologie degenerativa che potrebbero arrivare solo anni dopo. Ecco perché cercheremo di monitorare queste persone nel tempo, per far luce su queste nuove teorie dell’invecchiamento“. Finora, infatti, si pensava che l’accumulo di radicali liberi e l’alterato processo di riparazione del Dna la facessero da padrone nel processo di invecchiamento. “Secondo nuove teorie invece entra in gioco il metabolismo cellulare accelerato. E’ un po’ come accade agli sportivi professionisti che, quando smettono di gareggiare, appaiono più vecchi rispetto ai coetanei, perché è come se avessero ‘usurato’ il loro fisico in anni di allenamenti e gare. Ecco, i fenotipi olfattivi che abbiamo individuato – conclude il ricercatore – potrebbero essere una spia ulteriore per fare piena luce su un meccanismo complesso, come l’invecchiamento“.
