Nel corso del tempo il genoma umano si adatta alla dieta. Così l’abitudine a un’alimentazione vegetariana ha portato, nel corso dell’evoluzione, a un cambiamento del Dna di alcune popolazioni. Un adattamento che consente di sfruttare al meglio questo tipo di regime. In pratica, la ‘dieta verde’ è ormai scritta nei geni di alcuni popoli, come quelli dell’India. E’ quanto ha stabilito una nuova indagine condotta dalla Cornell University e pubblicata su ‘Molecular Biology and Evolution‘, che si è avvalsa dei dati dello studio ‘1000 Genomes Project‘. Si tratta del primo lavoro investigativo-evolutivo che ha messo a confronto alcune popolazioni: una prevalentemente vegetariana (a Pune, in India), l’altra prettamente carnivora (in Kansas, Usa).

“Si tratta di un lavoro che punta l’attenzione sul tema del genoma che si adatta alla dieta – commenta all’AdnKronos Salute Sara Farnetti, medico internista specializzato in nutrizione – Si è visto che la dieta vegetariana seleziona una mutazione nel genoma di tipo adattativo, una inserzione“, cioè una variazione genetica che codifica per un enzima (Fads 1 e 2) “correlato con il metabolismo degli acidi grassi a lunga catena, quelli essenziali, Epa e Dha, perché solitamente derivano da un dieta carnea, pescivora in particolare“. Sempre lo stesso studio mostra che nelle popolazioni che seguono una dieta marina, come gli Inuit, “è stata selezionata una mutazione di tipo adattativo, una delezione: il gene non serve più perché l’assunzione di Epa e Dha con la dieta è più abbondante“, aggiunge Farnetti. “La genetica dunque ci può aiutare a scegliere o ‘disegnare’ una dieta su misura. Ma questo studio ci dice anche che se chi ha l”inserzione vegetariana’ in modo ipotetico cambiasse dieta, potrebbe incappare in uno squilibrio degli acidi grassi perché ne sintetizza di più. Quindi – conclude – bisogna stare attenti al tipo di acidi grassi che si introdurrebbero con il nuovo stile alimentare“.
