Nei giorni scorsi fra l’area balcanica e il bacino centrale del mar Mediterraneo si è venuta a creare la configurazione barica ideale per l’attivazione di fortissimi, a tratti pure violenti, venti di bora. Stabolta non tanto sul Golfo di Trieste o l’Istria, ma lungo la Dalmazia e tutto il medio-alto Adriatico. Tutto è iniziato nella nottata fra martedì 22 e mercoledì 23 Marzo 2016, mentre sul medio-basso Tirreno si isolava una ciclogenesi particolarmente esplosiva, che presentava un minimo barico da capogiro, sceso fino alla soglia di 983 hpa, in lenta evoluzione verso levante.

Basti pensare che in alcune stazioni amatoriali croate, ubicate all’imbocco dei principali valichi delle Alpi Dinariche, si sono misurate raffiche di caduta violentissime fino a 180 km/h. Ma picchi ben più violenti, prossimi ai 200 km/h, sono stati registrati sui monti della Croazia, proprio lì dove si originano i violenti “deflussi” eolici che sfogano verso la costa dalmata e le sottostanti isole croate. Sulle zone costiere della Dalmazia, come sull’isola di Pago, le raffiche di caduta più violente avrebbero toccato picchi di 130-140 km/h, ma con picchi localmente superiori ai 140-150 km/h.
In questa circostanza il vento di caduta si è reso particolarmente violento e turbolento a causa della particolare disposizione delle isobare che dopo essersi infittite si sono allineate quasi in parallelo con l’asse dei valichi (o porte) presenti lungo le Alpi Dinariche. Ciò ha permesso ai “deflussi” dalle Alpi Dinariche di dare origine a violentissime tempeste, con raffiche di uragano che hanno lambito punte di oltre 130-140 km/h lungo le coste dalmate.
Specie lungo le coste più settentrionali dell’isola di Pago (meglio conosciuta come Pag), particolarmente esposte alle violente raffiche “Catabatiche” dei venti di bora che scivolano a gran velocità dalle vallate del monte Velebit. Queste raffiche di vento, molto forti e turbolenti, arrivando sul mare tendono rapidamente ad incresparne la superficie, colorandolo di bianco. Le creste vengono letteralmente polverizzate dalle raffiche molto violente, tanto da sollevare per aria nubi di salino composte da microscopiche goccioline di acqua di mare che sotto la spinta del vento fortissimo raggiungono l’isola di Pago, determinando una drastica riduzione della visibilità.
La congeniale conformazione orografica locale ha contribuito a far acquistare ulteriore velocità alla massa d’aria, causando enormi disagi e danni. Una volta raggiunto l’Adriatico i forti venti da NE, in uscita dalle coste dalmate, hanno agitato la superficie di questo bacino, creando spettacolari soffiate di salino (le creste polverizzate dalle fortissime raffiche di vento) e un intenso moto ondoso di deriva che si è rapidamente diretto verso le coste di Marche, Abruzzo e Molise, con ondate alte più di 3.0-4.0 metri che si sono abbattute lungo i litorali del pesarese, anconetano, maceratese, pescarese, teramano e del Molise, originando mareggiate di debole e moderata intensità che hanno insistito fino alla giornata di giovedì 24 Marzo 2016.
