Sono trascorsi 30 anni dal disastro di Chernobyl, che costò cara a quasi tutti coloro che vi furono partecipi. Le ricostruzioni di quanto accadde sono ostacolate dalla segretezza, la stessa che amplificò quanto accadde. Quella notte tra i protagonisti vi furono: Anatoly Dyatlov, vice ingegnere capo della centrale e Alexander Akimov, responsabile del turno di notte. Secondo alcune fonti, fu il primo a procedere con il test di sicurezza programmato, ma lo stesso dopo 5 anni di carcere smentì la notizia dichiarando che fosse una montatura dei Soviet. Il secondo fu responsabile di aver premuto il tasto di arresto emergenza fin troppo tardi e morì due settimane dopo avvelenato dalle radiazioni assorbite, mentre Dyatlov nel 1995 morì di infarto. Il reattore poco prima dell’esplosione aveva solo sei barre di grafite, le altre erano state sollevate per una serie di errate valutazioni. Gli operatori avevano ridotto la potenza del reattore rendendolo instabile e una volta aumentata procedettero al test. Il reattore arrivò a 120 volte la sua potenza massima, il combustibile si frammentò, il nocciolo si fuse, la grafite si incendiò, l’acqua di vaporizzò e avvenne l’esplosione. Il fumo del reattore in fiamme diffuse numerosi materiali radioattivi, soprattutto iodio (I) e cesio (Cs), su gran parte dell’Europa. Si stima che nel 1986-1987 siano stati inizialmente impiegati circa 350.000 lavoratori nelle operazioni di emergenza e di recupero, inclusi militari, operatori dell’impianto, poliziotti locali e vigili del fuoco.
Disastro di Chernobyl: ecco cosa accadde in quella notte fatale
LaPresse/Reuters
