Primi dati positivi nell’uomo su un vaccino sperimentale contro l’EBOLA, frutto di un’alleanza pubblico-privato tra Big Pharma ed enti sanitari internazionali: fino al 100% dei volontari sani ai quali il prodotto è stato somministrato ha sviluppato una risposta anticorpale al virus, che è stata mantenuta a 8 mesi dalla vaccinazione. I risultati del trial di fase clinica I sul regime vaccinale, sviluppato da Janssen (azienda farmaceutica del gruppo Johnson&Johnson) in collaborazione con Bavarian Nordic, sono pubblicati su ‘Jama’, rivista dell‘American Medical Association. “Oltre a essere stato ben tollerato – annuncia J&J – è immunogenico, ovvero ha indotto una risposta immunitaria” specifica anti-EBOLA e doppia, cioè mediata sia da anticorpi sia da linfociti T.
Lo studio ha coinvolto 87 volontari sani di età compresa fra 18 e 50 anni, arruolati nel Regno Unito dal dicembre 2014. E’ stato condotto dall‘Oxford Vaccine Group, Dipartimento di Pediatria dell’università di Oxford (Gb). In origine, il regime vaccinale testato è stato scoperto nell’ambito di un programma di ricerca in collaborazione con i National Institutes of Health (Nih) americani, e i trial clinici sono sostenuti dai contributi concessi dall’Iniziativa europea in materia di medicinali innovativi (Imi) a un consorzio di istituti di ricerca leader a livello internazionale che collaborano con Janssen. Fra gli altri la London School of Hygiene and Tropical Medicine, l’università di Oxford e l’Istituto nazionale francese di sanità e ricerca medica (Inserm). I ricercatori hanno valutato un regime vaccinale a 2 componenti sviluppate rispettivamente con tecnologia AdVac* di Crucell Holland B.V., una della aziende farmaceutiche Janssen, e con tecnologia MVA-BN* di Bavarian Nordic A/S.
I volontari sani hanno ricevuto una dose iniziale come vaccino ‘prime’, per attivare la risposta del sistema immunitario, e successivamente una dose dell’altro prodotto come ‘booster’, per potenziare la risposta immunitaria. “I dati dimostrano che la risposta immunitaria iniziale attivata dal vaccino AdVac viene potenziata dal booster MVA-BN – riassume Matthew Snape dell’Oxford Vaccine Group, principale autore dello studio – producendo così un’immunizzazione che si mantiene nel tempo e che potrebbe offrire una protezione duratura nei confronti dell’EBOLA nelle popolazioni a rischio“. La maggior parte dei partecipanti allo studio – spiega la nota – è stata randomizzata in cieco per ricevere vaccino o placebo, mentre ad alcuni è stato somministrato vaccino in aperto. Dei partecipanti randomizzati, il 97% ha prodotto anticorpi specifici anti-EBOLA 4 settimane dopo la vaccinazione ‘prime’ con AdVac. Inoltre, più della metà dei volontari che hanno ricevuto AdVac ha sviluppato linfociti T specifici contro il virus.
Queste reazioni immunitarie sono state potenziate dalla somministrazione del ‘booster’ MVA-BN, con la produzione di anticorpi specifici anti-EBOLA nel 100% dei partecipanti 21 giorni dopo la dose ‘booster’, e la risposta dei linfociti T nel 79-100% dei partecipanti a seconda dell’intervallo di somministrazione. A 8 mesi dopo la somministrazione del vaccino ‘prime’ il 100% dei volontari ha mantenuto anticorpi contro l’EBOLA, e il 77-80% di chi ha ricevuto il regime vaccinale AdVac/MVA-BN ha mantenuto la risposta dei linfociti T indotta dal vaccino. L’evento avverso più comune è stato il dolore nel punto di iniezione, di natura transitoria e di grado da lieve a moderato. Fra i partecipanti randomizzati è stata comunicata la presenza di febbre nel 5% di chi ha ricevuto AdVac, contro il 4,2% di chi ha ricevuto il placebo. Nel gruppo in aperto è stata riferita febbre nel 27% dei partecipanti. Tutti gli episodi febbrili si sono risolti entro 24-48 ore. Non è stato osservato alcun evento avverso serio correlato al vaccino.
“Recenti evidenze di persistenza del virus dell’EBOLA nei fluidi corporei, e la possibilità di trasmissione sessuale da parte di chi è sopravvissuto – evidenzia Snape – rafforzano l’importanza di trovare un vaccino altamente efficace, con effetti duraturi sulla malattia“. E “questo studio – dichiara Paul Stoffels, Chief Scientific Officer e presidente a livello mondiale di J&J Farmaceutici – indica che il regime vaccinale sperimentale di tipo prime-boost di Janssen, se approvato dalle autorità regolatorie, potrebbe rappresentare uno strumento importante per aiutare a prevenire una nuova epidemia di EBOLA nell’ambito delle strategie mondiali sulla malattia”. “Quarant’anni dopo la scoperta dell’EBOLA il mondo attende ancora un vaccino approvato per questa malattia – osserva Peter Piot, direttore della London School of Hygiene and Tropical Medicine – Un vaccino ‘prime-boost’ dagli effetti duraturi potrebbe essere vitale nell’azione di protezione attiva della popolazione generale nei Paesi a rischio di epidemia di EBOLA. Inoltre, alla luce delle sfide che abbiamo di fronte per la persistenza del virus, la durata della protezione è diventata un obiettivo particolarmente importante per le popolazioni di soggetti esposti al rischio, quali gli operatori sanitari e i familiari dei sopravvissuti all’EBOLA“.
“Questo studio offre un’importante conferma del concept della strategia vaccinale prime-boost contro questa malattia“, commenta Yves Levy, Ceo di Inserm. “Inoltre, questi risultati indicano che il regime vaccinale può indurre 2 tipi di risposta immunitaria – anticorpale e cellulare – che assieme possono conferire protezione di lungo termine contro l’EBOLA“, aggiunge. “Siamo felici di vedere dei risultati così positivi realizzati da un consorzio sostenuto con contributi del programma EBOLA+ – dice Ruxandra Draghia-Akli, direttore Sanità della Commissione europea e membro del Consiglio di direzione dell’Imi – Questi e i molti altri studi in corso sull’EBOLA, con il sostegno della Commissione europea e di Imi, dimostrano che si possono istituire in maniera celere partnership pubblico-privato e collaborazioni di ricerca per sviluppare soluzioni innovative alle più urgenti minacce alla salute mondiale dei nostri giorni. Solo unendo le nostre forze come comunità internazionale possiamo prevenire, controllare e mettere fine a questo tipo di epidemie“.
Il lavoro studio di Oxford – conclude la nota – fornisce il primo gruppo di dati, su un totale di 10 trial clinici condotti in parallelo in Usa, Europa e Africa, a sostegno di un’eventuale futura registrazione del regime vaccinale contro l’EBOLA. Il primo studio sul regime vaccinale in un Paese dell’Africa Occidentale colpito dalla recente epidemia di EBOLA è partito in Sierra Leone a ottobre 2015. Tra Sierra Leone, Liberia e Guinea sono state oltre 28.600 le persone infettate, con 11.300 morti tra cui più di 500 operatori sanitari.
