La procura di Massa, dopo la tragedia nella cava Antonioli di Carrara, che ora è stata posta sotto sequestro, ha aperto un’indagine per omicidio colposo, lesioni e disastro colposo. La pm, Alessia Iacopini interrogherà ilcavatore sopravvissuto, Giuseppe Alberti, di 48 anni. L’uomo è ancora sotto choc, ma avrebbe riferito alla moglie di aver visto i due compagni sprofondare sotto le rocce. L’operaio, che aveva una imbracatura, ha riportato alcune contusioni dopo aver sbattuto contro il marmo ed essere rimasto sospeso in aria, prima di essere tratto in salvo dall’elicottero del 118.
Le condizioni del direttore dei lavori, Carlo Musetti di 63 anni, invece, sono stazionarie. Anche lui era presente alla cava, e dopo essere stato colto da infarto e trasferito all’ospedale apuano, è stato sottoposto ad un intervento di angioplastica. Anche un altro cavatore, colto da malore per aver assistito alla tragedia, è stato medicato al pronto soccorso. Oggi, intanto a Massa e a Carrara è stato proclamato il lutto cittadino, mentre tutti i lavoratori del settore del marmo scioperano per l’intera giornata.
“Non possiamo andare avanti così. Non siamo disponibili ad accettare tutto questo come una fatalità: dobbiamo capire cosa è avvenuto e perché, se ci sono state violazioni delle procedure, perché spesso, in passato, quando ci sono stati morti, è stato per mancato rispetto dei protocolli. I protocolli ci sono, i nostri servizi per la sicurezza nei luoghi di lavoro sono impegnatissimi e la storia delle cave è andata di pari passo con la crescente attenzione da parte loro e anche dei lavoratori e del mondo delle imprese“. Lo ha detto il presidente della Regione Enrico Rossi, in merito alla tragedia – “Avevamo avuto un periodo in cui pareva che le cose potessero volgere per il meglio, ma da un anno a questa parte siamo di nuovo precipitati nell’inferno: ci sono stati quattro morti e non è accettabile. L’attività estrattiva si deve poter conciliare con la vita, con il lavoro in sicurezza. Ora dobbiamo fare un punto vero, con le istituzioni, le forze sociali, i lavoratori e le imprese per capire cosa dobbiamo ancora fare e per farlo“.
