“L’Italia mette al centro l’innovazione e l’industrializzazione. Non c’è una società che si evolve senza una ricerca di base che sia di sostegno. Il nostro è un Paese che ha dato tantissimo alla ricerca, dalla fisica di cui siamo leader mondiali al settore spaziale. Ora è il momento di far sì che ci siano obiettivi strategici. C’è un piano nazionale che stanzia 2 miliardi oltre ai 3 miliardi per il funzionamento di tutti gli enti di ricerca e 7 miliardi dell’università“. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Stefania Giannini, a margine della Giornata della ricerca, alla Bicocca di Milano.
“L’Italia è ormai solidamente rappresentata come un riferimento per la scienza e la tecnologia negli scenari internazionali. Quello che ci aspetta è una responsabilità interna per dare maggiore continuità a questa tradizionale capacità. Siamo un Paese ad alta produttività scientifica con una sofferenza di investimento complessivo sia del pubblico sia del privato che ha penalizzato la ricerca italiana in questi anni. Il passo avanti di questo Governo è avere un obiettivo politico, cioè costruire una strategia della ricerca che si concluderà alla fine della legislatura“. Ha dichiarato ancora Giannini. “Chi si occupa di politica della conoscenza deve sempre guardare oltre. Quello che facciamo adesso ha la volontà di dare un indirizzo politico e strategico alla ricerca per adeguarla alla quarta rivoluzione industriale, in un contesto di ‘crescita inclusiva’, che non può che avere conoscenza, ricerca e innovazione come pilastri fondamentali“.
“Un’agenzia nazionale della ricerca? Io non ho nessuna allergia al tema di una struttura che gestisca i fondi della ricerca. Ma, se dovessi dirvi un parere, io vi direi che non è creando, non dico un carrozzone, ma una nuova struttura, che si risolvono i problemi della frammentazione dei programmi e la mancanza fino ad oggi di una visione strategica. Noi vogliamo agire non con un addendum strutturale, che magari porta qualche posto in più ma non risolve il problema, ma portando la ricerca in un’agenda politica strutturata“, ha spiegato ancora Giannini.
“C’è l’ambizione di superare l’assetto novecentesco del mondo accademico italiano ed europeo. Ci sono tre aspetti che rappresentano un ostacolo, un freno, una difficoltà di lancio e di sviluppo pieno. Il primo è la tirannia delle discipline, il secondo è la distinzione tra ricerca di base e la ricerca applicata legata allo sviluppo industriale. Il terzo aspetto è la separazione tra pubblico e privato. Tutto questo ha creato un sistema che definirei solido, ma autarchico, e sicuramente non flessibile. E queste sono parole contrarie al cambiamento, con mobilità, semplificazione, integrazione e un sistema assolutamente aperto. Il sistema si è chiuso e la difficoltà di generare un cambiamento nella competitività internazionale è la sfida. L’obiettivo comune è di creare un sistema della ricerca sicuramente semplificato, ispirato a maggiore flessibilità e integrato con lo sviluppo del Paese. Non può esserci un Paese sviluppato senza un sistema della ricerca che ne sia il cardine. Questo è il principio ineludibile. Se l’obiettivo politico è questo, difficile ma possibile, dobbiamo immaginare delle azioni come work in progress a partire da questa giornata“, ha concluso Giannini.
“Ministro Giannini, vieni spesso in Regione Lombardia, perché siamo un’eccellenza. Non ho una richiesta particolare, ma metti una mano sul cuore e anche una sul portafoglio per sostenere i grandi ricercatori e i grandi centri di ricerca in Lombardia“. Lo ha detto il governatore della Regione Lombardia, Roberto Maroni, con il sorriso sulle labbra, intervenendo per la Giornata della ricerca, rivolto a Stefania Giannini. “Noi vogliamo fare un aggiornamento per il piano della ricerca – ha aggiunto a margine il presidente -, entro luglio vogliamo presentare una proposta di legge regionale crendo un’agenzia o un’autorità regionale della ricerca, che è un’evoluzione della fondazione. Valuteremo se fare un’agenzia o un’autorità”. “Vogliamo fare un ente regionale coinvolgendo tutti i soggetti: le università lombarde, i centri di ricerca, i parchi tecnologici e il mondo delle imprese. Entro il 30 aprile sono benvenute le proposte di tutti i soggetti interessati per partecipare alla consultazione pubblica online sulla piattaforma ‘Open Innovation’ di Regione Lombardia“, ha concluso il governatore.
Poi il tema meridionale è stato sollevato da Massimo Inguscio, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche: “Nel Sud – ha fatto presente – le eccellenze spesso sono spinte a spostarsi: dal punto di vista della ricerca scientifica ci sono pochi motivi per rimanere. Il Cnr vuole costruire nei territori una filiera tra ricerca, formazione e imprese, in una nuova ottica che vede la ricerca scientifica non come un costo ma come una risorsa fondamentale, capace di creare ricchezza e di produrre sviluppo economico-industriale“. Su questo tema, è intervenuto anche il rettore dell’Università Statale, Gianluca Vago: “Il territorio lombardo è stimolante e ricco, permette di lavorare bene. Non è un caso se un terzo degli studenti del Sud viene a formarsi nelle nostre Università. Per noi è positivo, ma si pone una questione meridionale“.
“Io non credo che esista la questione meridionale della ricerca – ha ribattuto Giannini – Esiste una questione italiana, di cui quella meridionale è una sottoparte. L’idea è quella di dare l’immagine di un’Italia che, oltre alla bellezza, ha nel proprio codice genetico la vocazione alla ricerca“.
