La villa del Gattopardo chiude per 50 centesimi: grande mobilitazione per salvarla

E’ diventato un caso nazionale. Fortunatamente, dopo tante sollecitazioni da parte dei cittadini indignati, la risoluzione sembrerebbe esser vicina. E’ giusto però ripercorre la storia di questo tesoro siciliano, che è stato bistrattato dai politici e politicanti siciliani. Stiamo parlando di Villa Piccolo, più famosa come la Villa del Gattopardo.

La questione. La bellissima Villa sembrerebbe chiudere per un piccolo errore di calcolo. Infatti, il presidente della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella, dichiara che: “hanno ignorato per anni una legge che destinava i fondi alla Villa, poi hanno ‘dimenticato’ di versare alla Fondazione le quote dei biglietti che dovevano fungere da ‘ristoro’ a quella ingiustizia, alla fine ci hanno detto che i conti erano da rifare perché c’era una differenza di 50 centesimi tra i nostri e i loro conteggi”. Villa Piccolo chiude per 50 centesimi. Esplode il caso, che da lì a poco diventerà nazionale. Partono le iniziative dei cittadini indignati, che su Facebook creano gruppi come: “Dona anche tu 50 cent alla Regione Sicilia per salvare Villa Piccolo”.

Villa_PiccoloFondazione vs Regione. Il problema ha radici molte profonde e riguarda una legge regionale, che prevedeva la distribuzione di un contributo a quattro fondazioni. Tra il 2007 ed il 2009, il contributo non viene più diffuso per quattro, ma per tre. La Fondazione Piccolo decide di portare i soldi alla Regione purché poter essere successivamente risarciti. Il risarcimento consisteva in una quota dei biglietti di ingresso per una mostra degli acquerelli di Casimiro Piccolo. Alla fine della Mostra, la Fondazione richiede il pagamento di circa 186 mila euro. Qualcosa non va, però. La Regione trova diversi problemi tecnici e dichiara che tra i due conteggi (quello della Fondazione e della Regione stessa) c’è una differenza di 50 centesimi. Il CDA indignato si dimette in blocco. L’assessore Carlo Vermiglio è deciso a difendere il proprio lavoro dichiarando che il pagamento sarà effettuato non appena la fondazione trasmetterà il Durc, il documento di regolarità contributiva. Aumentano le carte ed i documenti, quindi, ma Villa Piccolo continua a rimanere chiusa. L’arte si piega alla burocrazia, che fa da padrona ancora una volta.

L’indignazione. I cittadini, però, non ci stanno e soprattutto i giovani che organizzano un presidio notturno per salvare il nostro patrimonio artistico e culturale.  “La politica tace e si gira dall’altro lato. Noi invece crediamo che siano i giovani a dover portare all’attenzione di tutti, questo vergognoso scandalo. Villa Piccolo è un bellissimo esempio di gestione di un patrimonio artistico e paesaggistico importante per i Nebrodi e per l’intera Sicilia. I funzionari regionali, lo stesso Crocetta, invece che supportare queste strutture virtuose, tagliano i fondi e si aggrappano a cavilli che non fanno altro che generare rabbia e frustrazione”, dichiara Federico Ranieri coordinatore provinciale dei giovani di Forza Italia. Al loro grido si unisce anche Vittorio Sgarbi, che invita il Presidente Crocetta a svegliarsi perché la villa del Gattopardo non può e non deve rimanere chiusa.

La soluzione si avvicina. Dopo diversi giorni arriva uno spiraglio di luce. L’assessore Vermiglio dichiara di voler trovare una soluzione alla drammatica vicenda prendendo in considerazione anche le iniziative promosse dalla Fondazione. A lui, segue il Presidente Crocetta che solo ieri ha incontrato il Consigliere Pruiti per cercare di risolvere definitamente la situazione finanziaria della Fondazione. L’assessore ha assicurato che l’erogazione di quanto dovuto vi sarà in tempi brevi e che il capo della sua segreteria tecnica lavorerà con il Cda della Fondazione per evitare la definitiva chiusura. Nonostante questo, il consigliere ha dichiarato che la villa resterà chiusa fino a quando non si risolverà concretamente la problematica. Si sa, “le parole le porta via il vento” ed i Siciliani così come tutti gli Italiani sono stanchi di sole parole, stanchi di veder chiusi o abbandonati a loro stessi edifici simbolo e altri patrimoni della nostra Nazione.