Secondo un recente studio realizzato da Luca Rinaldi e Luisa Girelli del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Cortex, camminare è come viaggiare sulla nostra linea del tempo. Lo studio ha analizzato 19 volontari, che sono stati bendati e a cui è stato chiesto di classificare alcune parole che si riferivano al passato o al futuro. Grazie ad una sistema optoelettronico di telecamere hanno misurato le coordinate di alcuni marker ed è stato possibile analizzare la cinematica del cammino. I risultati hanno mostrato come i partecipanti fossero più abili a classificare una parola riferita al passato facendo un passo indietro.
I volontari hanno impiegato 229 millesecondi a fare un passo indietro rispetto ad un termine che si riferiva al futuro. “Questo studio – hanno spiegato Rinaldi e Girelli – dimostra che il nostro cervello rappresenta il tempo lungo l’asse sagittale dello spazio peripersonale, in cui il nostro corpo viene considerato il centro della linea del tempo. Inoltre, lo studio suggerisce che la rappresentazione di un concetto astratto, come quello del tempo, derivi da esperienze sensori-motorie, quali quella del cammino. Quando camminiamo, infatti, lasciamo fisicamente il passato alle nostre spalle e avanziamo verso il futuro: in questo senso, anche il nostro parlare del tempo in termini spaziali potrebbe avere origine da questa esperienza corporea“.
