Il dato definitivo dell’affluenza alle urne al referendum sulle trivelle in mare entro le 12 miglia (limitatamente alle scadenza delle concessioni già esistenti) alle ore 19:00 è del 23,48%, un dato di gran lunga inferiore ad ogni aspettativa che segna il definitivo “game over” di questa tornata elettorale. Impossibile raggiungere il quorum entro le 23 di stasera, quando si chiuderanno le urne: in 4 ore dovrebbe votare più gente di quella che ha votato nelle precedenti 12. E’ molto più verosimile che si superi appena il 30%, e di pochissimo, per un fallimento referendario tra i più pesanti della storia della Repubblica italiana.

Ma in tutte le altre Regioni del Sud è un disastro: 19,5% in Sicilia, 18,1% in Calabria, addirittura 17,56% in Campania. Proprio Campania e Calabria, le due Regioni con l’affluenza alle urne più basse, erano tra le 9 Regioni promotrici del referendum: un fallimento doppio, quindi, non solo dal punto di vista numerico, ma anche dal punto di vista politico e amministrativo, che segna il distacco abissale tra i governanti degli enti locali e le reali esigenze dei cittadini. Gli enti, infatti, si erano impegnati al punto da chiedere un referendum su una legge che, almeno in Campania e Calabria, interessava così tanto ad appena 2 persone su dieci.
Tra le altre Regioni, abbiamo il 24,74% in Piemonte, il 26,42% in Valle d’Aosta, il 23,97% in Lombardia, il 19,01% in Trentino Alto Adige, il 25,21% in Friuli Venezia Giulia, il 25,32% in Liguria, il 22,76% in Toscana, il 20,32% in Umbria, il 22,91% nel Lazio, il 23,18% in Molise e il 22,94% in Sardegna.
Tra le Città, infine, la più rappresentativa è Milano che con il 23,36% di affluenza è perfettamente in linea con il dato nazionale. Affluenza più alta a Torino (26,50%), più bassa a Napoli (18,70%) tra i centri più popolosi. La città con l’affluenza più alta, tra le principali, è di gran lunga Lecce con il 37,01%, seguita dalle venete Padova con il 31,75% e Venezia con il 31,45%. Invece l’affluenza più bassa è stata a Reggio Calabria con il 17,16% e a Messina con il 17,94%, poi Catania con il 19,00% e Ravenna con il 19,50%.