La legge italiana che impone alla sperimentazione animale paletti troppo severi “va cambiata al più presto, perché come abbiamo spiegato più volte fa male alla nostra ricerca. Ci mette in una condizione di difficoltà a collaborare con gruppi stranieri e a presentare domande per ottenere fondi, impedendoci quindi di essere competitivi con gli altri Paesi“. Silvio Garattini, direttore dell’Irccs Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, commenta così all’AdnKronos Salute la messa in mora dell’Italia da parte dell’Unione europea per regole troppo restrittive alla sperimentazione animale, primo stadio della procedura di infrazione.
“E’ successo quello che noi scienziati avevamo previsto – afferma Garattini – L’articolo 2 della direttiva europea in materia dice che le legislazioni dei Paesi membri non possono essere più restrittive rispetto alla direttiva stessa, invece la normativa italiana lo è“. La direttiva 2010/63/Eu “vuole infatti fare in modo che nei vari Paesi vi sia pari opportunità di ricerca“, mentre per il farmacologo il decreto legislativo 26/2014 varato dall’Italia va nella direzione opposta. “Si parla tanto di ricerca, di volerla promuovere e potenziare – incalza Garattini – ma poi si mettono mille barriere come questa, che di fatto rappresentano un ostacolo alla nostra competitività a livello internazionale“. “In passato abbiamo più volte segnalato al ministero della Salute la necessità di apportare opportune correzioni alla legge italiana“, ricorda Garattini che con il Gruppo 2003 è sempre stato in prima linea in questa battaglia.
“Ora torniamo a chiederlo: non possiamo che sperare vivamente che la legge venga cambiata al più presto, così da riprendere subito un cammino scientifico il più possibile in armonia con gli altri Paesi“. Fra l’altro, conclude lo scienziato, “mi sembrerebbe molto strano se con le difficoltà economiche che abbiamo ci dovessimo trovare anche a pagare infrazioni“.
