Le neuroscienze sono aperte alla multidisciplinarietà, costituiscono il punto di contatto e di vivace scambio tra scienziati, medici, filosofi, artisti, biologi, fisici, sociologi e in generale tra tutti coloro interessati al rapporto mente-cervello, da un punto di vista scientifico o speculativo. I grandi filosofi dei tempi passati erano contemporaneamente matematici, fisici e scienziati .Oggi negli spazi dedicati allo studio e alla discussione delle neuroscienze è comune imbattersi in filosofi o psicanalisti che parlano di connessioni neuronali, di neurotrasmettitori e di correlati neuronali della coscienza e non è raro udire neurologi o neurofisiologi disquisire intorno a pensatori come Cartesio, Edmund Husserl o Sigmund Freud. Il focus di questa rassegna è comprendere orizzonti e ipotesi di sviluppo di un campo disciplinare che ha portato a porsi antichi problemi filosofici in termini neuroscientifici e ad illustrare come dal continuo dibattito interdisciplinare (con filosofia, biologia, scienze cognitive) nascano interrogativi intorno al libero arbitrio, alla volontà umana e alla concezione dell’uomo di sé stesso. Gli ospiti invitati sono specializzati in scienze cognitive, neurologia, neuroscienze.

Viene quindi meno il rigido confine tra processi percettivi cognitivi e motori che ha per anni caratterizzato l’interpretazione dell’architettura cerebrale: percezione comprensione e azione si trovano unificate in un meccanismo unitario dove per l’appunto “il cervello che agisce è anche e innanzitutto un cervello che comprende”. La comprensione per quanto concerne gli oggetti riguarda il loro significato funzionale o affordance; i neuroni canonici consentono una comprensione immediata delle opportunità di interazione che gli oggetti offrono a un soggetto percepiente (nel caso del manico della tazzina da caffé la possibilità di essere afferrato). Per quanto concerne le azioni la comprensione riguarda lo scopo che a esse è sotteso: i neuroni specchio permettono una comprensione immediata delle intenzioni degli altri individui (l’intenzione ad esempio di portare la tazzina alla bocca per bere il caffé) rendendo possibile una previsione del loro comportamento futuro.