Fino a 60mila euro di donazioni al “Fukushima Brain Institute” per essere operati direttamente dal neurochirurgo Takanori Fukushima, neurochirurgo giapponese accostato nel 2015 a Papa Francesco per presunte visite mediche. Secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Salerno, che hanno portato all’esecuzione di 4 misure cautelari, Takanori Fukushima, direttore del Fukushima Brain Institute di San Rossore (Pisa), avrebbe instaurato rapporti di collaborazione con il primario di Neurochirurgia dell’ospedale Ruggi d’Aragona Luciano Brigante e Gaetano Liberti, suo “allievo”; quest’ultimo avrebbe esercitato una pressione sui pazienti alludendo, talvolta in maniera implicita, altre volte in modo più esplicito, alla possibilità dell’aumento del “rischio operazione” qualora gli stessi non fossero stati sottoposti a tempestivi e professionali interventi chirurgici, inducendoli così a corrispondere rilevanti somme di denaro.

In entrambi i casi i pazienti, recatisi a Salerno, sono stati effettivamente ricevuti da Brigante, che avrebbe offerto la disponibilità anche a fornire assistenza a Fukushima, ribadendo la necessità di effettuare il versamento preventivo pattuito con Liberti. In uno dei due casi, poi, Brigante, “evidentemente consapevole della sua condotta illecita – spiega la Procura di Salerno – premurava al paziente di non far parola con alcuno del corrispettivo richiesto né della sua provenienza da fuori regione Campania“. In tale occasione, dopo alcuni giorni dall’intervento e a causa del decesso del paziente, “il denaro richiesto per l’operazione veniva restituito alla famiglia del defunto“. Nei confronti di Fukushima, indagato per il reato di concussione, come chiarito nell’ordinanza del gip, non è stata emessa misura cautelare perché “pur in presenza di un grave quadro indiziario, lo stesso risulta residente negli Stati Uniti e non ha in Italia una stabile dimora. Pertanto, in ragione dell’applicazione della misura cautelare nei confronti dei medici presso i quali si appoggiava, Fukushima “si trova nell’impossibilità oggettiva di proseguire nelle condotte illecite verificate a suo carico, facendo così venir meno i presupposti per la reiterazione del reato di concussione contestatogli“.
