Tablet a scuola: aiutano o limitano l’apprendimento? Famiglie e docenti sono divisi tra quanti sostengono che le abilità digitali contribuiscano a stimolare le capacità creative e quanti, invece, temono perdita di concentrazione e minor autonomia di studio e ragionamento degli alunni.
In Italia, l’approccio alle nuove tecnologie in classe si è tradotto finora nell’adozione delle lavagne multimediali interattive, spesso poco utilizzate nella pratica scolastica. Ma le cose potrebbero cambiare se il nuovo Piano nazionale scuola digitale, varato dal ministero della Pubblica istruzione e della ricerca, entrerà a pieno regime.

“I risultati sono stati positivi. Oltre a trovare questo approccio stimolante e coinvolgente, gli studenti e i docenti si sono dimostrati capaci di appropriarsene efficacemente per rispondere alle loro esigenze didattiche”, afferma la coordinatrice scientifica Michela Ott dell’Itd-Cnr. “Indicazioni positive sono emerse anche sull’attivazione delle abilità trasversali degli studenti, in particolar modo la collaborazione: il game making si è dimostrato efficace anche nei bambini della scuola primaria non ancora abituati a lavorare in gruppi nella progettazione e nella realizzazione di artefatti, anche di tipo digitale”.
Oltre all’uso di strumenti già disponibili per la creazione di giochi digitali – si legge sull’Almanacco della Scienza del CNR – il progetto ha sviluppato e sperimentato una piattaforma che non richiede particolare dimestichezza tecnologica, utilizzabile da ragazzi dagli otto anni in su. “Per questo abbiamo coinvolto un numero consistente di docenti in attività di formazione, di progettazione e di implementazione didattica”, conclude la ricercatrice. “Nel frattempo, sulla scia di questa iniziativa, già diverse scuole in Italia e in Europa hanno cominciato a sperimentare il game making, grazie ai prodotti e al know-how generato”.
