Terremoto L’Aquila: i processi sono ancora aperti e quello a Bertolaso rischia la prescrizione

Sono passati sette anni dal devastante terremoto che ha colpito L’Aquila, alle 3.32 del 6 aprile 2009, ma ancora la vicenda giudiziaria principale non si è conclusa. Dopo il recente pronunciamento della Corte di Cassazione (20 novembre 2015) con la condanna a due anni per omicidio colposo e lesioni colpose gravi dell’allora vice capo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis e l’assoluzione dei sei membri della Commissione Grandi Rischi che parteciparono il 31 marzo del 2009 alla riunione all’Aquila, ovvero una settimana prima del violento terremoto quando il “messaggio mediatico” da far passare era quello di rassicurare i cittadini, l’attenzione si e’ spostata sul processo “Grandi rischi bis“, ancora in corso, che vede imputato, con le accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni, l’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso. Un processo che rischia di cadere in prescrizione, prevista per ottobre. Dunque, i rappresentanti di diversi comitati di cittadini, in particolare quelli composti dai familiari delle vittime del sisma, hanno dato vita ad una raccolta firme per chiedere all’imputato di sottoscrivere entro mercoledì la rinuncia alla prescrizione, cosa che peraltro lo stesso Bertolaso ha più volte sostenuto pubblicamente.

BertolasoL’udienza dibattimentale è stata aggiornata al 21 giugno. La parti civili, hanno avanzato richieste risarcitorie complessive per 40 milioni di euro. Tra gli arresti già effettuati, anche quello del preside del Convitto nazionale dell’Aquila, Livio Bearzi (dove a seguito del terremoto sono morti 3 ragazzi minorenni). Il preside che ha riportato anche la condanna dell’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, si trova attualmente affidato ai servizi sociali, in attesa che il Capo dello Stato si pronunci sulla Grazia avanzata da alcuni parlamentari non solo del Friuli Venezia Giulia (luogo di origine ma anche di lavoro del preside dopo i fatti dell’Aquila) ma anche del capoluogo abruzzese. Anche nella Casa dello Studente morirono 8 universitari. In Appello i quattro imputati, tre tecnici responsabili della ristrutturazione del palazzo avvenuta nel 2000, un quarto che aveva la competenza del controllo per conto della Regione Abruzzo, proprieta’ dell’edificio, sono stati condannati. Sul crollo della Casa Studente c’e’ una citazione che chiama in causa la Regione e l’Azienda per il diritto agli studi per un risarcimento di quasi sei milioni. Secondo le parti civili la Regione era al 6 aprile 2009 l’ente proprietario dell’immobile; dunque, tra le altre accuse, è responsabile per aver omesso di eseguire opere di manutenzione, ristrutturazione e adeguamento strutturale dell’edificio. Secondo i legali delle parti civili anche l’Azienda per il diritto agli studi universitario sarebbe responsabile dei danni causati alle vittime e ai loro congiunti, in quanto anch’essa custode con la Regione, quindi è responsabile per aver omesso di eseguire opere di consolidamento statico, per non aver rispettato gli obblighi di garanzia, di protezione e di controllo.

LaPresse

Sul fronte delle indagini sempre post sisma a sette anni dal terremoto, i giudici della Corte d’Appello, hanno recentemente confermato la condanna a un anno di reclusione (con i benefici di legge) per il professor Mauro Dolce, in merito alla frode nelle pubbliche forniture degli isolatori sismici installati nel Piano C.a.s.e. su 4.500 alloggi antisismici realizzati per ospitare gli sfollati nel post sisma. Dolce, responsabile del procedimento di realizzazione del Progetto Case, fu condannato dal giudice con rito abbreviato celebrato durante l’udienza preliminare nella quale venne disposto, contestualmente, il rinvio a giudizio a carico di altri due imputati, Gian Michele Calvi, direttore dei lavori del Progetto Case, e Agostino Marioni, dirigente di una delle ditte fornitrici degli isolatori sismici, la Alga spa. Il tutto partì dalla denuncia di una delle ditte escluse dall’appalto. Nella fase delle indagini preliminari alcuni degli isolatori sismici smontati dalle palazzine per essere appositamente testati in un laboratorio di San Diego in California, si erano spezzati. Dopo oltre un anno e’ arrivata sempre di recente a definizione, con 36 indagati, l’inchiesta sul crollo di un balcone di un alloggio delle palazzine antisismiche della new town di Cese di Preturo, una delle 19 del Progetto Case, il mega-insediamento realizzato dopo il terremoto per dare un tetto a oltre 16 mila aquilani. Le indagini sono scattate nel 2014 quando un balcone si e’ staccato dal secondo piano “per difetti di costruzione e utilizzo di materiale scadente” cadendo su quello sottostante. Le accuse, a vario titolo, sono di crollo colposo, truffa in pubbliche forniture e una serie di falsi. Dopo il crollo sono stati sequestrati circa 800 balconi in legno in 494 appartamenti in tutto il territorio aquilano.

Quello coordinato dal sostituto procuratore Roberta D’Avolio e’ uno dei filoni piu’ attesi negli ultimi tempi visto che tra gli indagati che ora rischiano il processo ci sono tutti coloro che sono stati coinvolti nella filiera produttiva, autorizzativa e di controllo: funzionari della Protezione civile, stazione appaltante del Progetto Case, del Comune dell’Aquila, la commissione di collaudo, tecnici che hanno redatto le certificazioni dei materiali e i rappresentanti delle ditte che hanno realizzato cinque delle 19 new town, tutte fallite, e di quella fornitrice del legno.