Per la prima volta al mondo, è stato “craccato” il codice genetico dei batteri mangia-petrolio, che hanno aiutato a riparare i danni provocati dall’incidente della piattaforma petrolifero Deepwater Horizon. Questo è stato possibile grazie al lavoro dei ricercatori dell’Università del Texas a Austin, pubblicato sulla rivista Nature Microbiology. Questi batteri sono organismi unicellulari, che riescono a degradarlo e sfruttarne le componenti per il loro metabolismo e detti per questo batteri mangia-petrolio.
Lo studio dell’Università del Texas ha scoperto che i batteri che si sviluppano intorno al petrolio e che appartengono a decine di specie differenti, che si comportano come una catena di montaggio. Questo “e’ l’equivalente di un concerto, dove tutti lavorano insieme per creare un brano musicale completo“, ha spiegato Nina Dombrowski, una delle autrici dello studio. La ricerca ha studiato La ricerca ha studiato questi batteri che proliferarono nel Golfo del Messico dopo l’incidente della Deepwater Horizon del 2010. I ricercatori sono stati in grado di identificare i geni coinvolti nei processi chimici e ricostruire la sequenza di operazioni che avviene nella trasformazione del petrolio. Una scoperta che potrebbe ora aiutare a sviluppare migliori strategie, come lo spargimento di sostanze chimiche artificiali nelle aree colpite dai disastri, per favorire il lavoro naturale fatto dai batteri.
