Ambiente: “sconfiggere la fame nel mondo per vincere la pace”

Una pace duratura non può esistere senza la sicurezza alimentare“, cioé la certezza che le persone possano nutrirsi. Queste le parole, riportate da Matteo Bosco Bortolaso  di LaPresse, di José Graziano Da Silva, direttore generale della Fao, aprendo la cerimonia per siglare l’alleanza tra i Premi Nobel per la Pace e l’organizzazione Onu per l’alimentazione e l’agricoltura, che ha sede a Roma. Alla cerimonia erano presenti quattro premi Nobel. YUNUS E GLI SQUALI DEL PRESTITO. Mohammed Yunus  ha ricevuto il prestigioso riconoscimento nel 2006 per il suo progetto del microcredito a favore dei più poveri.

Stavo cercando di trovare un’alternativa agli squali del prestito – ha raccontato -. E questo ha mostrato come, con poco denaro, si poteva creare reddito per persone povere“. Per Yunus, “la distribuzione del cibo non è la fine della fame, questo deve essere chiaro“. Attraverso la sua Grameen Bank, “abbiamo cominciato a far circolare pochi soldi, così da sciogliere i lacci che spesso legano il potere di creare reddito: questa è la chiave“. LA GUERRA TRA UOMINI E NATURA. Il secondo Nobel a prendere la parola è stato l’ex presidente del Costa Rica, Oscar Arias Sánchez, che ha ricevuto il premio per la pace nel 1987 per i suoi sforzi per porre fine alle guerre civili che affliggevano l’America centrale in quel periodo. Con grandissima capacità retorica, Arias Sanchez ha dipinto quello che potrebbe essere il conflitto del futuro.

Le guerre degli anni passati, ha detto, “ci hanno mostrato scenari danteschi, immagini di distruzione assoluta, ma c’è anche una nuova terribile visione dantesca che rischia di essere una pre-visione: non una guerra tra esseri umani, ma tra gli stessi esseri umani e la Natura“. Il Nobel ha detto che “in questo scenario infernale che si può intravedere per il futuro, la tavolozza dei colori della Natura si riduce ad una serie di sfumature di grigio, dovute all’inquinamento dell’atmosfera e delle nostre città“. COLPE ED INQUINAMENTI DAGLI ESERCITI. Una via d’uscita, per l’ex presidente, viene dal recente patto sul clima firmato alla Cop21 di Parigi, definito “il trattato di pace con la Natura”. Il quale, però, ha i suoi nemici proprio negli eserciti. “Le forze militari – ha spiegato Arias Sanchez sono i maggiori inquinatori del pianeta. Esse, e le fabbriche d’armi, producono emissioni di diossido di carbonio più di qualunque altro attore economico del pianeta“. Non a caso il piccolo Costa Rica di Arias Sanchez ha deciso di porsi come modello mondiale, rinunciando ad avere un esercito. PACE AL FEMMINILE, IN YEMEN E IRLANDA DEL NORD. Gli ultimi due premi Nobel a parlare alla Fao sono state due donne. La prima è Tawakkol Karman, attivista per i diritti delle cittadine yemenite. Ha vinto il Nobel nel 2011 per il suo lavoro nella lotta non violenta per la sicurezza delle donne. “Il mio sogno è un mondo senza povertà – ha detto -, ma c’è bisogno d’impegno, soprattutto dei Governi ricchi: una percentuale dei loro bilanci, del loro Pil, potrebbe essere assegnata ai Paesi più poveri, a chi ne ha bisogno“. L’attivista ha sottolineato che “il terrorismo trova le sue vittime nei Paesi più poveri: laddove c’è povertà, ci sono risorse per il terrorismo“. Quindi ha parlato Betty Williams, attivista nordirlandese per la pace nel 1976. In maniera a tratti scanzonata, ma sempre decisa, ha sottolineato che il bello del suo Paese sta nel non prendersi troppo sul serio. “Ma questo non vale per il mio lavoro – ha sottolineato -, l’impegno per la pace è la cosa più importante della mia vita“.