Ogni anno il 10% della popolazione di gorilla di pianura scompare sotto i colpi del bracconaggio, il crimine che negli ultimi decenni in Africa ha contribuito di più al drammatico declino di questa specie, che in molte foreste africane è arrivato fino al 90%. Entro il 2032, secondo le stime del Wwf, sarà rimasto solo il 10% dell’habitat di tutti i gorilla e nei prossimi 10 anni i ‘re della foresta’ potrebbero addirittura scomparire da gran parte dei loro ambienti naturali. Tra avorio, pelli, corni di rinoceronti, ANIMALI da collezione e carne di savana (bushmeat), il mercato nero di natura alimenta un giro di affari illegale che nel mondo vale oltre 23 miliardi di dollari l’anno, un business che spesso finisce per finanziare conflitti armati.
Vittime di questi criminali, i gorilla di pianura occidentale, considerati “critically endangered” secondo la triste Lista Rossa dell’Iucn (l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) che ne stima una popolazione di un massimo di 100.000 individui distribuiti tra Angola, Camerun, Repubblica Centrafricana, Congo, Repubblica Democratica del Congo, Guinea Equatoriale e Gabon. Sempre secondo l’Iucn, questa sottospecie di gorilla è interessata da un trend di riduzione che ha condotto alla perdita dell’80% dell’intera popolazione. Il 60% è scomparso nel corso degli ultimi 20-25 anni. Nel Congo nord orientale ancora oggi il 5% della popolazione di gorilla di pianura occidentale viene ogni anno trucidata dai bracconieri per il commercio di carne e trofei. Non meno drammatico il destino degli elefanti in tutto il territorio africano: in molti Paesi, in pochi anni il bracconaggio ha sterminato intere popolazione e se all’inizio del secolo scorso sopravvivevano circa 5 milioni di elefanti (si stima ne esistessero circa 25 milioni nell’800), oggi ne sopravvivono a malapena un decimo, ovvero circa 450.000.

Il bracconaggio purtroppo è una piaga anche italiana: 300 lupi vengono uccisi o investiti da auto ogni anno in Italia, migliaia di uccelli migratori vengono abbattuti a colpi di fucile, lacci e veleni colpiscono tante specie protette come orsi, aquile e cicogne e avvelenano l’ambiente. ”Il bracconaggio è una piaga mondiale che va fermata perché non solo distrugge la biodiversità ma alimenta il dramma della fame e della povertà di intere popolazioni – dichiara Donatella Bianchi, presidente del Wwf Italia – Gran parte degli stati africani vede nel bracconaggio una seria minaccia al proprio sviluppo economico”.