È la galassia con la più bassa luminosità in assoluto mai scoperta finora e la sua luce è stata emessa 13 miliardi di anni fa, ovvero circa 700 milioni di anni dopo il Big Bang. A individuare questo debolissimo oggetto è stato un team internazionale di astronomi guidato da Kuang-Han Huang dell’Università della California a Davis e a cui hanno partecipato Adriano Fontana e Laura Pentericci dell’Istituto Nazionale di Astrofisica insieme ai ricercatori italiani Tommaso Treu, dell’Università della California a Los Angeles e Michele Trenti, dell’università di Melbourne.
La scoperta, condotta grazie alle misure ottenute con strumento DEIMOS installato al telescopio da 10 metri Keck II collocato alle isole Hawaii, è stata possibile anche grazie all’effetto di lente gravitazionale esercitato da un ammasso di galassie che si trova frapposto alla Terra ed esattamente allineato tra noi e la remota galassia. Questo fenomeno, predetto dalla teoria della Relatività di Albert Einstein, ha amplificato la debolissima luce proveniente dalla galassia e prodotto tre distinte immagini dell’oggetto.
«Se la luce di questa galassia non fosse stata amplificata nelle tre immagini identiche di undici, cinque e due volte, non saremmo stati in grado di vederla – dice Kuang-Han Huang, l’autore principale dello studio pubblicato oggi sulla rivista The Astrophyisical Journal Letters – questo oggetto si colloca, in termini di storia dell’Universo, in prossimità della fine dell’epoca della reionizzazione, durante la quale la maggior parte dell’idrogeno gassoso presente tra le galassie è passato dallo stato neutro a quello ionizzato (e rendendo così visibile la luce delle stelle per la prima volta). Ciò dimostra come il lensing gravitazionale è importante per conoscere la popolazione di galassie deboli che ha dominato la produzione di radiazione necessaria al processo di reionizzazione».

“Questa scoperta ci mette a disposizione dei nuovi e più solidi riferimenti sull’epoca in cui si è completato il processo di reionizzazione, ovvero attorno a 12,5 miliardi di anni fa – commenta Fontana.
“La galassia che abbiamo individuato è molto probabilmente uno dei componenti della popolazione di deboli galassie che ha alimentato questo processo – aggiunge Pentericci – è un oggetto celeste davvero particolare: abbiamo infatti ricavato che la sua massa è circa diecimila volte più piccola di quella della Via Lattea, la nostra galassia. Anche se piccola, questa lontanissima galassia ci sta però aiutando a ricavare informazioni utili per comprendere “chi” è stato l’artefice della reionizzazione nelle prime fasi della storia del nostro universo“.