Esiste una vecchia generazione di buchi neri, quella appartenente ai più antichi oggetti celesti del cielo, che ha preso vita subito dopo il Big Bang. Come? A questa domanda gli scienziati non erano ancora riusciti a dare risposta. Fino ad oggi.
Un gruppo di astronomi italiani ha fornito la prima prova di quelli che potrebbero essere definiti i “semi” dei buchi neri più vecchi dell’Universo. Ricercatori della Scuola Normale di Pisa, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e dello Science Data Center dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASDC-ASI), hanno infatti individuato due buchi neri supermassicci che hanno tutte le caratteristiche per essere gli antenati di qualunque altro black hole formato successivamente nello spazio. Sarebbero – spiega l’ASI – i primi mostri cosmici nati nell’Universo bambino che secondo gli astronomi si distinguono in primo luogo per il colore. Il team italiano ha elaborato un nuovo modello informatico a partire dai dati dell’Osservatorio della NASA Chandra, del Telescopio spaziale NASA/ESA Hubble e del NASA Spitzer Space Telescope per scovare e analizzare i due buchi neri, che esistevano meno di un miliardo di anni dopo il Big Bang. Pochissimo, in termini astronomici; e stando alle teorie comunemente accettate della formazione dei buchi neri, tecnicamente non avrebbero avuto il tempo di nascere. Invece stavano lì, nell’Universo primordiale, con una massa di circa 100.000 volte le dimensioni del nostro Sole. Ecco il secondo fatto sorprendente: non solo questi buchi neri si sono formati in tempi brevissimi, ma sono per così dire nati già grandi. Questo esclude che abbiano avuto origine dal collasso di una stella, come si pensava in precedenza. Infatti qualunque stella, per quanto massiccia, non avrebbe materiale sufficiente per dar vita a buchi neri così mastodontici come quelli osservati dal gruppo di ricercatori.
