La maggior parte degli esopianeti non avrebbe le condizioni adatte a favorire lo sviluppo della vita a causa dell’atmosfera troppo calda e soffocante. Queste sono le conclusioni di una ricerca congiunta condotta dell’Imperial College di Londra e dell’Institute for Advanced Studies di Princeton che arriva a poca distanza dalle scoperte ad opera di TRAPPIST e Kepler. I telescopi hanno individuato numerosi pianeti simili alla Terra situati nella zona abitabile e orbitanti intorno a una stella nana di tipo M, meno luminosa e più piccola del Sole. Lo studio suggerisce che solo alcuni dei pianeti possano realmente essere abitabili e precisamente solo quelli di massa inferiore alla Terra comparabili con Venere o Marte.

Una seconda ipotesi prevede che nel corso di migliaia di anni di evoluzione i raggi X uniti alla radiazione ultravioletta generati dalla stella madre possano dissolvere l’atmosfera, migliorando le condizioni di abitabilità.
Questa teoria è stata smentita dalle simulazioni al computer effettuate dal team autore della ricerca: la spessa coltre di idrogeno ed elio non riesce a sfuggire alla gravità dei pianeti con masse simili o superiori a quella terrestre e ciò comporta la permanenza dell’atmosfera soffocante.
Nonostante le previsioni non proprio positive non tutto è perduto secondo gli scienziati: è possibile che, al contrario dei pianeti più grandi, quelli di dimensioni ridotte riescano a perdere l’atmosfera tossica per evaporazione.
Le missioni di esplorazione planetaria in programma nei prossimi decenni potrebbero quindi svelare nuovi dettagli sulle condizioni di abitabilità dei mondi al di là del Sistema Solare.