Leggere e scrivere possono apparire come attività semplici, quasi naturali per i bambini che, durante l’infanzia, si approcciano al mondo della scuola. Tuttavia, non è così per tutti: chi soffre di dislessia o ha a che fare con un soggetto dislessico lo sa bene. Capiamo meglio di cosa si tratta. La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento che può rendere difficoltosa la lettura, la scrittura, la memorizzazione di informazioni, nonché la comprensione e l’elaborazione di ciò che si legge. Si tratta di un disturbo le cui cause e tipologie sono oggetto di numerose studi e supposizioni.
In generale, le dislessie vengono suddivise in due grandi gruppi: di origine fonologica, che interessa l’apparato neurobiologico e che si presenta con scarse abilità nella lettura e nella scrittura (disortografia) causate da un deficit nella componente fonologica del linguaggio, e di origine visiva, causata cioè da una difficoltà nell’elaborazione delle immagini che arrivano al cervello. In quest’ultimo caso, in particolare, il dislessico non ha difficoltà a comprendere il linguaggio verbale o ad esprimersi, ma può risultargli complessa la distinzione dei grafemi. Da tenere presente anche la componente genetica: circa il 40% dei ragazzi dislessici ha in famiglia un’altra persona con difficoltà di apprendimento.

Detto questo, cerchiamo di capire come riconoscere il disturbo il prima possibile, in modo tale da limitarne le conseguenze negative. Una diagnosi precoce potrebbe già essere effettuata durante gli anni della scuola dell’infanzia, nel caso il bambino ricorra ad un vocabolario troppo scarso per la sua età o tenda a storpiare alcune parole. Questi sono i primi segnali da tenere in considerazione. Altri possibili campanelli d’allarme sono da considerarsi, al termine del primo anno della scuola primaria, una mancata percezione delle sillabe, eccessiva lentezza nella scrittura e nella lettura, difficoltà a scrivere riconoscibilmente le lettere maiuscole o nell’associazione lettura-scrittura. Altri sintomi eloquenti sono rappresentati dalla confusione sui rapporti spazio-tempo, difficoltà nel compiere azioni quotidiane e semplici come allacciarsi le scarpe o un’alterazione della capacità di attenzione o concentrazione.
Qualora si abbiano sospetti, anche non troppo chiari, di una possibile dislessia del bambino, è necessario , nei tempi più brevi possibili, rivolgersi a strutture competenti e a specialisti del settore, come neuropsichiatri o psicologi infantili, che provvederanno ad effettuare una diagnosi esatta.